SE NONORA, QUANDO? “ADESSO”

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  1. ADESSO è l’ adesso dell’uomo, l’attimo delle sue giornate nell’Oggi Eterno di Dio. E’ anche l’ADESSO di Dio: il Natale che entra nella mia esistenza:

  • Di me che credo,
  • Di me che mi dichiaro non credente,
  • Di chi lavora, soffre, spera di costruire un mondo migliore,
  • Di chi, stanco e deluso, vive lo smarrimento e l’angoscia.
  •  
  • A tutti è offerta la felicità dell’EVENTO capace di sconvolgere la vita,
  • Tutti possono accogliere il VERBO, la parola di Dio fatta carne,
  • Tutti possono aprire le porte per diventare in Gesù Figlio del Padre, figli di Dio.
  • Per qualcuno può essere l’inizio di un viaggio nuovo.
  • Di fronte all’annuncio incredibile dell’amore e della luce di Dio, del Dio con noi, si può pregare e adorare estatici, a condizione di essere umili pastori rapiti dal mistero della luce sfolgorante che squarcia le tenebre della terra.
  • Ma scatta l’esigenza di portare al mondo la BUONA NOTIZIA: che Dio ci ama teneramente e ci conosce per nome.
  1. ADESSO è l’uscire dalla notte di pesca infruttuosa, riconoscere il misterioso personaggio che appare sul lago della vita, rompere il silenzio del mattino e gridare con la fede della Chiesa primitiva: “E’ il Signore” (Gv 21,7)

  2. ADESSO è distruggere in se stessi tutto ciò che alla Parola si oppone: paure, infedeltà, indolenze, per aprirsi alla forza dello Spirito, in un atteggiamento di obbedienza alla Sua ispirazione.

  3. ADESSO è sogno e visione. Il già e non ancora… del Movimento “Compagnia dei GLOBULI ROSSI di San Giovanni di Dio” – (CGR), storia ancora tutta da scrivere.

  4. L’unico modo per non vivere “alienati” in questa società, così terribile nei suoi strumenti di invadenza, è avere il senso della storia, vivere genuinamente la propria “crisi”, impegnandosi adeguatamente con la tradizione in cui si è nati, con la proposta cristiana,

  5. ed è magnifico che questa proposta, unica fra tutte le altre, abbia un carattere così concreto, così esistenziale: sia una comunità nel mondo, un mondo nel mondo, una realtà diversa dentro la realtà, e non diversa per interessi diversi, bensì per il modo diverso di realizzare i comuni interessi”.

9. ADESSO è un concerto di voci armoniose per solisti e coro:

  • Voce del Maestro interiore: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, smetta di pensare a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Chi pensa soltanto a salvare la propria vita la perderà; chi invece è pronto a sacrificare la propria vita per me la ritroverà. 26Se un uomo riesce a guadagnare anche il mondo intero, ma perde la vita, che vantaggio ne avrà? Oppure, c’è qualcosa che un uomo potrà dare per riavere, in cambio, la propria vita!” (Mt 16,24-25).

  • Voce che viene: “Fratelli, voi appartenete a Dio che vi ha chiamati. Perciò guardate attentamente Gesù: egli è l’inviato di Dio e il sommo sacerdote della fede che professiamo.…Perciò, come dice lo Spirito Santo nella Bibbia:

Oggi, se udite la voce di Dio,
8non indurite i vostri cuori,
come avete fatto nel giorno della ribellione,
quando nel deserto avete messo Dio alla prova.
9Là, dice il Signore
i vostri padri mi hanno messo alla prova,
benché avessero visto per quarant’anni
ciò che avevo fatto per loro.

  • Voce che va: “ 13Piuttosto incoraggiatevi a vicenda, ogni giorno, per tutto il tempo che dura questo lungo oggi di cui parla la Bibbia. Incoraggiatevi, affinché nessuno di voi sia ostinato e si lasci ingannare dal peccato. 14Perché noi siamo diventati compagni di Cristo e lo saremo ancora, se conserveremo salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio” (Ebrei 3,1-19)

10. ADESSOè un orizzonte: “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19Perciò andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; 20insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.

11. ADESSOè sapienza contadina spinta ad altezze vertiginose. Regola: “24Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto. Ve l’assicuro. 25Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E chi serve me sarà onorato dal Padre”. (Giov 12,24)

12. ADESSOè un clima: vivere la gioia. Sant’Agostino ci spiega che la pienezza della gioia

  • è lo scopo di tutto ciò che Cristo ha detto e ha fatto.
  • Si potrà raggiungere nel secolo futuro, a condizione però che si viva in questo secolo con pietà, giustizia e temperanza”.Ma ora io vengo a te, e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, affinché essi abbiano in se stessi la mia gioia, nella sua pienezza (Gv 17, 13).
  • Ecco che afferma di parlare nel mondo, colui che prima aveva detto: Io non sono più nel mondo.
  • Già lo abbiamo spiegato; o meglio, abbiamo fatto notare la spiegazione che egli stesso ha dato. Ora, siccome non se n’era ancora andato, era ancora qui; e siccome la sua partenza era imminente, in certo modo non era più qui.
  • Di quale gioia poi intenda parlare, dicendo: affinché essi abbiano in se stessi la mia gioia, nella sua pienezza, lo ha già spiegato prima, quando ha detto: affinché siano uno come noi.
    Questa sua gioia, questa gioia cioè che proviene da lui, deve raggiungere in loro la pienezza; è per questo motivo, dice, che ha parlato nel mondo.
  • Ecco la pace e la beatitudine eterna, per conseguire la quale bisogna vivere con saggezza, giustizia e pietà nel secolo presente”. (S Agostino. Omelia 108,1, 8)

 

13. ADESSO è una certezza che nasce da un atto di fede nel Magnificat di Maria:” ha fatto della mia vita un luogo di prodigi, ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore” (Lc 1,47). Cosi il Vescovo di Ippona a proposito degli apostoli:

  • Caddero, infatti, in tale disperazione che giunsero alla morte, se così si può dire, della loro fede anteriore.
  • Ciò appare evidente in Cleofa, il discepolo che parlando, senza saperlo, con il Signore risorto, nel raccontargli quanto era accaduto, gli dice: Noi speravamo che fosse colui che deve redimere Israele (Lc 24, 21).
  • Ecco, fino a che punto lo avevano abbandonato: perdendo anche quel po’ di fede con cui prima avevano creduto.
  • Invece, nelle tribolazioni che dovettero subire dopo la risurrezione del Signore, siccome avevano ricevuto lo Spirito Santo, non lo abbandonarono;
  • e benché fuggissero di città in città, non fuggirono lontano da lui, ma in mezzo alle tribolazioni che ebbero nel mondo, pur di avere in lui la pace, non furono disertori da lui ma posero in lui il loro rifugio.
  • Una volta ricevuto lo Spirito Santo, si verificò in loro quanto il Signore disse: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo. Essi ebbero fiducia e vinsero. In grazia di chi vinsero, se non in grazia di lui? Egli non avrebbe vinto il mondo, se il mondo avesse sconfitto le sue membra.
  • Per questo l’Apostolo dice: Siano rese grazie a Dio che ci concede la vittoria; e subito aggiunge: per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo (1 Cor 15, 57), il quale aveva detto ai suoi: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo. (S. Agostino, Omelia 103,3)

14.ADESSO è ardimento: la riscoperta di quella primitiva audacia di Giovanni di Dio, rimasta scolpita nei cuori di chi l’ha conosciuto e tramandata grazie al germe che l’Azionista di Dio, investendo tutto in carità, indebitandosi fino al collo, sempre con l’acqua alla gola a causa di Cristo e del suo straziante grido: “Ho sete!”, ha lasciato in eredità fino ai giorni nostri.

15. ADESSO è il notaio, un mandatario verbale dell’idea originaria lasciata in eredità da Giovanni di Dio per chi si arruola nella sua grande avventura, deposito dei suoi esempi, testimonianza delle sue virtù.

16. ADESSO  è un cuore che accoglie le segnalazioni che vengono dal fronte, dalle trincee della sofferenza, quando l’anima, soggetta alle patologie metaboliche, necessita di essere posta in dialisi.

17. ADESSO è un atto di coraggio: un uomo d’onore non si permette di lasciare agli altri la pesante eredità dei suoi adesso sempre rimandati o traditi.

18. ADESSO è l’aprirsi allo Spirito per il dono dell’hospitalitas, ossia di una nuova capacità di percezione:

  • povertà, miseria, dolore, non solo quelli visibili,
  • infermità non solo quella clinicamente accertata, indigenza occulta, dolore taciuto, accettato, vergognoso;
  • lacrime silenziose, quotidiana ristrettezza che conduce alla morte ignorata e meschina,
  • un vivere sepolto di esseri invisibili,
  • povertà segrete trascinate come catene che nessuno vede.

19. ADESSO è partecipazione a un progetto: “Il piano di Giovanni di Dio è carità, ma carità assoluta, senza specializzazioni, senza confini, senza zone proibite. L’esempio del Cristo è, a tal riguardo, chiaro come la luce. Le sue mani arrivano a tutti: a lebbrosi, a storpi, a ciechi, a morti, a bambini, a donne buone e cattive. Nulla fu estraneo alla sua attenzione: nemmeno il biancore dei denti di un cane” (Josè Cruset in Un Avventuriero Illuminato)

20. ADESSO è consumarsi ad occhi aperti in un mondo che per tanti non è per nulla cambiato. Scrive il Cruset: “Giovanni di Dio consumava la vita in tre occupazioni vitali:

  • l’abbandono assoluto della sua persona,
  • la orazione (il cibo per resistere nel duro cammino),
  • e la carità totale.

E, col filo delle persone che accorrono a lui, entra nel labirinto della miseria di Granada, e soccorre orfani, vedove, fanciulli e soldati, operai poveri e “litigiosi” (come dice Castro),

e per tutti trova parole corroboranti e concreto aiuto o raccomandazione per chi possa risolvere il loro caso.

In tal modo scopre la zona occulta della povertà vergognosa e silente:

  • fanciulle,
  • religiose (si riferisce a persone laiche con voti, ritirate nelle proprie case come religiose, senza esserlo),
  • umili focolari che hanno necessità segrete, occulte, avvilite dall’indigenza, vergognose di mostrarla.
  • Giovanni di Dio frequenta le loro case, si informa della loro situazione.
  • Parla con chi possa dar elemosina per questi scopi,
  • e lui stesso provvede il necessario al sostentamento di questi esseri deboli;
  • procura lavoro in casa ,
  • li esorta alla virtù” (idem).

Sono tutti verbi che i GLOBULI ROSSI devono imparare a menadito per metterli in azione

21. ADESSOè dilatazione del cuore di Giovanni di Dio, per farne luogo di appuntamenti e incontri, scambio di doni e carismi, esposizione del suo carisma, consegna dell’hospitalitas perché e esca dalla cerchia protetta dei Centri Fatebenefratelli e raggiunga le periferie senza confini del dolore, segreto e più celato nelle case della gente, più palese e manifesto nei luoghi di pubblica assistenza, spesso benemeriti ma anche centri di potere, di colossali interessi, dove lo spazio per la divinizzazione dell’uomo e delle sue strutture è mortificato e la desertificazione avanza inesorabile.

22. ADESSO è antenna di percezione dei tenui segnali di vita sepolta sotto le macerie dopo il terremoto di una diagnosi infausta, un evento doloroso; strumento di contatto per gl’interventi di soccorso dei GLOBULI ROSSI, avvezzi al rischio di muoversi in terreni minati.

23. ADESSO è leggere con gli occhi rivolti al futuro, il terzo millennio dell’era cristiana, appena iniziato. Per farlo, bisogna cercar di capire le ragioni del personaggio che è San Giovanni di Dio e di coloro che gli fanno corona nella gloria: san Giovanni Grande,san Benedetto Menni, san Riccardo Pampuri, i 71 Betati martiri di Spagna, gli altri in lista di attesa per la beatificazione ed i Fratelli Ospedalieri che sono nella Comunione dei Santi. Parole e immagini, lettere e documenti storici,possono rendere bene gli originali. Ma solo da un cuore a cure, un guancia a guancia con essi, si può ricavare la netta sensazione di essersi incontrati con uomini che hanno vissuto in Dio, fatto dipendere da Lui il significato della gioia, la consistenza della loro vita.

Matteo nella parabola del regno dei cieli, “simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio”, svela il sogno di Dio e la fragilità degli uomini. Gesù vuole scuotere i suoi uditori (e noi), farli uscire dalla secca della religiosità tradizionale per riscoprire la bellezza dell’appartenenza al popolo di Dio.

La Parola richiama alla gioia, alla festa. Tutti, ma soprattutto chi è nella prova della sofferenza, avverte una fitta al cuore nel constatare la gioia media che trasuda dalle comunità cristiane che si riuniscono per l’Eucaristia. Volti irrigiditi, distanze tenute. Chi si avvicina alla Chiesa (ossia a me, a te, a noi) la prima sensazione che prova non è la gioia di occhi che hanno visto Dio. Riscoprire la gioia vuol dire lasciare che sia la bellezza di credere, il senso della festa, a preoccupare il nostro annuncio. Dare testimonianza di una religiosità tristemente doverosa non avvicina nessuno alla fede!

Purtroppo il tempo in cui si vive è un tempo che divora il tempo, che uccide le coscienze. Chi non si rende conto di essere schiavo dell’agire? Ognuno lo vive sulla sua pelle: restare cristiani, oggi, richiede uno sforzo enorme.

24. ADESSO è impedire che gli attimi vadano in fumo. Non si tratta di rifuggire l’azione ma di calarsi nell’agire costante di Dio. Certo, quando Gesù paragona il suo Regno a una festa, per chi vive accanto al dolore umano, lì per lì, fatica a entrare nella Sua ottica. La parabola ricorda che la chiamata del Signore è per tutti, che non sta a noi stendere la lista delle nozze, anzi, invitato alla festa è proprio chi all’apparenza è distante.

25. ADESSO è punto di riferimento dei GLOBULI ROSSI, schiena a disposizione di Dio, onorate più del puledro d’asino che ha portato il Re d’Israele, Suoi manovali più che rappresentanti. Luogo in cui Gesù ripete al Movimento: “Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate Maestro e Signore, e fate bene perché lo sono. 14Dunque, se io, Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15Io vi ho dato un esempio perché facciate come io ho fatto a voi. 16Certamente un servo non è più importante del suo padrone e un ambasciatore non è più grande di chi lo ha mandato. 17Ora sapete queste cose; ma sarete beati quando le metterete in pratica.

Fatica? Certamente. Ma le schiene a disposizione di Gesù, il risorto, il vivente, si sentono sostenute dalla Sua confortante promessa: “lo sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20).

26. ADESSO è centro di comunicazione responsabile, di irradiazione del messaggio evangelico. Non dice di saper cambiare le pietre in pane ma crede che nulla è impossibile a Dio, dal momento che abbiamo ereditato il suo Spirito: “non ci ha dato uno spirito che ci rende paurosi; ma uno spirito che ci dà forza, amore e saggezza. 8Dunque non aver vergogna quando parli del nostro Signore e dichiari di credere in lui, e non vergognarti di me [Paolo] che sono in prigione per lui. Piuttosto anche tu, aiutato dalla forza di Dio, soffri insieme con me per il Vangelo”(2 Tm 1,7-8) .

27. ADESSO è la capacità di sognare il giorno benedetto in cui i GLOBULI ROSSI, nei loro vestiti di lavoro si daranno appuntamento a san Pietro, la piazza del Mondo, sulla tomba dell’Apostolo che, alle domande di Gesù ha risposto anche per noi:

  • Forse volete andarvene anche voi?” “- Signore, da chi andremo?Tu solo hai parole che danno la vita eterna. 69E ora noi crediamo e sappiamo che tu sei quello che Dio ha mandato.” (Gv 6, 68)

  • – Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di questi altri?… Rispose: – Signore, tu sai tutto. Tu sai che io ti amo” (Giov 21,15-17).

28. ADESSO è amplificazione della voce del Papa per i suoi “Non abbiate paura: aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. I GLOBULI ROSSI sono donne e uomini, laici, sacerdoti e consacrati che amano il Papa perché riconoscono la sua voce. Essi lo identificano con il Pastore Buono che ama le pecore del suo gregge. Come servitori del Re dei RE, ascoltano il successore di Pietro che rinnova l’invito di uscire per la missione:

  • andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
  • Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali “.

I chiamati all’ hospitalitas, nell’accoglienza verso chi arriva, assumono lo stile di Dio che non dividere le persone né le soppesa e classifica. Il Padrone dell’Universo non si scoraggia davanti ai rifiuti così ingenuamente motivati da chi ha sempre impegni importanti da assolvere:

  • nella parabola Egli invita persone sconosciute. Noi tendiamo a identificarle con quelle che chiamiamo barboni e rom, prostitute, alcolisti e tutta la categoria degli emarginati. Solo che l’elenco è riduttivo.
  • Sconosciuti. A noi. Ma chi è sconosciuto davanti a Dio?
  • L’ordine è preciso:” tutti quelli che troverete”. Anche i “benpensanti”.
  • Gesù ribalta le posizioni sociali e i ruoli: nel Regno non conta chi è riuscito, colui che si considera persona per bene ma chi ha accettato di partecipare al banchetto.
  • Dunque, si può essere partecipi anche da un letto d’ospedale.
  • Per una festa? Sì, per un banchetto. Purché non si porti la scusante dell’inappetenza o di essere a dieta.
  • A tutti il Signore chiede di non sederci sulla nostra fede, di non stare sulle proprie posizioni, di non invocare il privilegio della “esenzione” per egoistiche patologie dello spirito ma di avere sempre un cuore da mendicanti, pieno di stupore.

Solo uno dei “trovati” viene espulso: “Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì”. Le chiamate alle nozze del Figlio si susseguono. L’unica cosa che Dio non sopporta è l’ipocrisia, la falsità, il partecipare indossando un vestito che non ci appartiene: il cuore di pietra al posto della veste battesimale. 

Ora, se amare il Papa è oscurantismo fanatico, qualcuno dovrebbe spiegare a che titolo si dovrebbe credere alle sirene, ai saggi imbonitori televisivi, ad esperti, elzeviristi, filosofi che sbucano da ogni angolo, a psicologi ed opinionisti, a maghi e cartomanti, ai pieni di sé, ai presuntuosi e giocolieri, ai menestrelli…ai…ai…ai… che non finiscono mai?

29. ADESSO è momento Eucaristico: apertura del cuore, fusione in Dio, vita eterna senza interruzioni: noi in Lui-Chiesa-Corsìa-Strada. Il Movimento GLOBULI ROSSI ho si fonda sul Mistero Eucaristico o non è.

Il 14 dicembre 2004 a San Pietro, migliaia di universitari e professori delle Università romane, delegazioni universitarie di altre città europee ed autorità civili e religiose hanno partecipato alla Santa Messa annuale per gli universitari, presieduta dal Santo Padre, che ha detto: “Grazie perché come ‘sentinelle del mattino’ volete vegliare – oggi, in queste settimane, e nella vita intera – per essere pronti ad accogliere il Signore che viene”.

Ed ancora: “scoprite la verità dell’uomo nel mistero eucaristico

Cari universitari” – ha continuato il Pontefice – “siamo nell’Anno dell’Eucaristia e, in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, voi state riflettendo sul tema: ‘Eucaristia e verità dell’uomo’. È un tema esigente. Infatti davanti al Mistero eucaristico siamo spinti a verificare la verità della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità. Non si può restare indifferenti quando Cristo dice: ‘Io sono il pane vivo, disceso dalcielo’. Nella coscienza emerge subito la domanda che Egli pone: ‘Credi che sono Io? Credi davvero?’. Alla luce delle sue parole: ‘Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno’, non possiamo non interrogarci sul senso e il valore del nostro quotidiano“.

Sottolineando che l’amore più grande è stato l’amore di Cristo che si è “immolato per la vita del mondo”, il Santo Padre ha detto: “Viene allora spontanea la domanda: ‘E la mia carne – cioè la mia umanità, la mia esistenza – è per qualcuno? È colma dell’amore di Dio e della carità per il prossimo? O resta invece imprigionata nel cerchio opprimente dell’egoismo?”.

Non si giunge alla verità dell’uomo solo con i mezzi che offre la scienza” – ha affermato il Santo Padre – “Voi sapete bene che è possibile scoprire fino in fondo la verità dell’uomo, la verità di noi stessi, soltanto grazie allo sguardo pieno di amore di Cristo. E Lui, il Signore, ci viene incontro nel Mistero dell’Eucaristia. Non cessate mai, pertanto, di cercarLo e scoprirete nei suoi occhi un attraente riflesso della bontà e della bellezza che Egli stesso ha effuso nei vostri cuori con il dono del suo Spirito“.

30. ADESSO è l‘ “Ite, Missa est, ossia la Messa-in-azione, l’ invito a gettare ponti tra l’altare e la strada, la corsia d’ospedale, la psicopatologia randagia, il marciapiede, il carcere, la droga, la tratta delle schiave da prostituzione, la mercificazione adolescenziale, la fame, l’immigrazione desolata… : “Fate questo in memoria di me”. Non è ricordo pietoso ma Passione ardente che vivamente si rinnova ad ogni richiesta: “Manda il tuo Spirito perché pane e vino diventino corpo e sangue… per la vita del mondo”.

31. ADESSO è un pensiero della giovinezza che si attua man mano che la fede si fa matura. L’antica profezia di Gioiele trova riscontro anche oggi. In ogni ADESSO c’è la voce della promessa divina: “manderò il mio spirito su tutti gli uomini:i vostri figli e le vostre figlie saranno profeti, gli anziani avranno sogni e i giovani avranno visioni.2In quei giorni manderò il mio spirito anche sugli schiavi e sulle schiave.(Gio. 3, 1-2)

E’ scritto che persino gli anziani, così poco suggestionabili, potranno sognare e perfino i giovani, sognatori per natura, avranno visioni realistiche, capacità di pensare in grande.San Giovanni di Dio è un classico: educato alla fede dalla fanciullezza, solo a quarantacinque anni smette di fare l’avventuriero. Da ora, sogno e visione camminano insieme. Così può rinunciare a tutto ma non al bene del suo prossimo. E ripetere anche alla nostra generazione che:

  • il cristiano, in nome dell’ unum necessarium, della sola cosa che conta, non può rintanarsi in un misticismo personale, isolato.
  • La tentazione dell’inerzia è il rifiuto dell’Incarnazione.
  • Il cristiano non ferma l’attimo per goderlo ma per contemplarlo e donarlo.
  • Dio mi fa posto in quello che è Suo, perché non mi rinchiuda, né escluda nessuno.
  • Il cristiano che opera in sanità e nel sociale è un testimone.
  • Con un suo proprio stile di modi e di linguaggio, egli e in missione battesimale;
  • A sostenerlo è il carattere, ossia il temperamento impressogli dallo Spirito con il sacramento della Cresima.
  • Lì è la sua terra di missione, il “vai nel luogo che ti indicherò” (Gen 12,1).

32. ADESSO è un gradino dopo l’altro. La mia ascensione al cielo avviene attraverso la scala che Dio ha disposto nel cuore umano: ogni passo nuovo, ogni gradino che salgo mi avvicina alla vetta. Salire è uno sforzo ma se il gradino è roccioso, mi regge, mi porta.

33. ADESSO è stazione di rifornimento dove i GLOBULI ROSSI sostano per fare “il pieno”, la forza di Dio, che è lo Spirito, e dal quale deriva la capacità di creare situazioni esplosive nella storia e una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani. Se ogni GLOBULO ROSSO incomincia da se stesso ad azionare la leva del mutamento di mentalità, non saranno i potenti per denaro o per intelligenza a fare la storia, ma gli affamati e gli umili di cui parla Maria:

Coloro che si fidano della forza sono senza troni. Coloro che non contano nulla hanno il nido nella sua mano”.

E se il mio nido è la mano di Dio, di chi avrò paura?

34. ADESSO è riconoscere gli ostacoli per non ignorarli e nemmeno aggirarli ma per attraversarli e contestarli. A cominciare dalla malattia. I GLOBULI ROSSI non si muovono sulla logica del calcolo di probabilità né si fondano sull’analisi della storia. Non sono degli illusi, anch’essi vedono che la terra non è un giardino di bellezza né un mondo di bontà. Perciò, dal momento che la fame uccide, i cimiteri spopolano, quando è sensazione diffusa che l’impresa di Dio con le sue promesse sia fallita,

  • non dicono a cuor leggero le parole della speranza,
  • non distribuiscono “pacche sulle spalle”, né gratuiti inviti alla pazienza.
  • Se non trovano parole confortanti, preferiscono condividere in silenzio.

35. ADESSO è capacità di stupore e di futuro. Per i GLOBULI ROSSI che hanno negl’orecchi lo stupore di Maria, il futuro è già presente prima ancora che accada.

36. ADESSOè uno spazio carismaticoL’aiuto ai bisognosi si espleta anche con preghiere di guarigione e preghiere di liberazione. I GLOBULI ROSSI che percorrono il cammino nel Rinnovamento nello Spirito, si ispirano al movimento carismatico e si adeguano alle indicazioni della Chiesa che così concepisce il “Il «carisma di guarigione» nel contesto attuale:

1.“Lungo i secoli della storia della Chiesa non sono mancati santi taumaturghi che hanno operato guarigioni miracolose. Il fenomeno, pertanto, non era limitato al tempo apostolico; tuttavia, il cosiddetto «carisma di guarigione» sul quale è opportuno attualmente fornire alcuni chiarimenti dottrinali non rientra fra quei fenomeni taumaturgici.

2.La questione si pone piuttosto in riferimento ad apposite riunioni di preghiera organizzate al fine di ottenere guarigioni prodigiose tra i malati partecipanti, oppure preghiere di guarigione al termine della comunione eucaristica con il medesimo scopo.

3.Per quanto riguarda le riunioni di preghiera con lo scopo di ottenere guarigioni, scopo, se non prevalente, almeno certamente influente nella loro programmazione, è opportuno distinguere tra quelle che possono far pensare a un «carisma di guarigione», vero o apparente che sia, e le altre senza connessione con tale carisma.

4. Perché possano riguardare un eventuale carisma occorre che vi emerga come determinante per l’efficacia della preghiera l’intervento di una o di alcune persone singole o di una categoria qualificata, ad esempio, i dirigenti del gruppo che promuove la riunione.

5. Se non c’è connessione col «carisma di guarigione», ovviamente le celebrazioni previste nei libri liturgici, se si realizzano nel rispetto delle norme liturgiche, sono lecite, e spesso opportune, come è il caso della Messa pro infirmis. Se non rispettano la normativa liturgica, la legittimità viene a mancare.” (n.5 Congr.Dottrina della Fede).

L’ ”Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione”, riportata in allegato, è una preziosa fonte di riferimenti biblici alla quale possono attingere i chiamati all’hospitalitas.

37. ADESSO è un atto di fede: “Ma il terzo giorno egli risusciterà”. (Mt 20,19) Nel groviglio del vivere, i GLOBULI ROSSI con Maria e sull’esempio di san Giovanni di Dio, si fanno coraggiosi e liberi, decisi a sfidare la notte per contendere il mondo alle sue forze tenebrose.

  • Il punto di leva sono le promesse di Dio che ha mandato Gesù a condividere ogni dolore.

  • Il sole non è ancora spuntato ma ogni ADESSO è un segnale premonitore dell’alba. Perché “Il futuro entra in noi molto prima che accada” (R.M. Rilche).

  • Quando Maria usa i verbi al passato, è perché dà per scontato e sicuro l’esito dell’azione di Dio.

  • Il cuore di san Giovanni di Dio aveva occhi che già vedevano il futuro. Con i suoi ripetuti ADESSO, la sua profezia ha bruciato i tempi, superato gli ostacoli ed è giunta a noi. La staffetta continua.

  • Visto con i suoi occhi di fede, l’innesto dei GLOBULI ROSSI sull’ulivo plurisecolare dell’ Impresario di Granada è già realtà, ancor prima che accada: “Ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore, della mia vita un luogo di prodigi”.

38. ADESSO è una fede motivata: Così scrive sant’Agostino: “ Colui che in un libro guarda dei caratteri, ma non sa ciò che questi caratteri vogliono dire, ciò a cui essi rimandano, loda con gli occhi, ma non comprende con lo spirito. Un altro, al contrario, loda l’opera d’arte e ne comprende il senso, colui cioè che non è soltanto in grado di vedere, così come ognuno ne è capace, ma che sa anche leggere. E ciò lo può soltanto colui che lo ha appreso”(Discorsi 98,3).

Don Giussani nel suo metodo educativo indica due cardini e un rischio che sono una preziosa indicazione anche per il Movimento dei GLOBULI ROSSI:

  • Primo cardine: i contenuti della fede hanno bisogno di essere abbracciati ragionevolmente, debbono cioè essere esposti nella loro capacità di miglioramento, illuminazione ed esaltazione degli autentici valori umani.

  • Secondo cardine: si può esprimere dicendo che quella presentazione deve essere verificata nell’azione, cioè l’evidenza razionale può illuminarsi fino alla convinzione solo nell’esperienza di un bisogno umano affrontato dall’interno di una partecipazione al fatto cristiano: e tale partecipazione è un coinvolgimento nella realtà cristiana come fatto essenzialmente sociale o comunionale.

  • La prova del rischio: In tale metodo ovviamente si gioca un rischio nell’insistere sulla razionalità del progetto di fede: non può pretendere di essere una dimostrazione matematica o comunque apodittica.

  • E si entra in rischio quando si dice che è dall’esperienza che una convinzione può scaturire: non si tratta infatti di un feeling da evocare, di un’emozione pietistica da suscitare; si è quindi alla mercè delle sabbie mobili di una libertà. Ricordo una significativa affermazione di Hans Urs von Balthasar: “Egli comprende che, per comprendere, deve realizzare la verità in maniera vitale. In questo modo egli diventerà “discepolo” Egli si impegna, si affida al “cammino” “ (Giussani, idem)

39. ADESSO è coscienza di una Presenza costante. Vedere la realtà percependo la presenza di un altro. Coscienza di una presenza dentro l’orbita di qualsiasi esperienza che faccio. Ciò mi è possibile nonostante una vita di sbandi, di errori, di incoerenze. E’ la ragione che vede oltre, oltre la ragione. La percezione che esiste una presenza di Senso ma che, nella sua misteriosità, è inesprimibile. Una via preclusa se il Senso stesso non fosse venuto tra noi a dire: “Io sono la via, la resurrezione, la vita” (Gv 14.6). Perché il Senso è proprio questo: che “Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14). Dunque, le aspirazioni del cuore sono appagate.

Heinrich Schlier: “ Il senso ultimo e peculiare di un evento, e quindi l’evento stesso nella sua verità, si apre [cioè si comunica] solo e sempre a una esperienza che s’abbandoni ad esso e in questo abbandono cerchi di interpretarlo”.

Don Giussani: “A una esperienza:

  • un evento si palesa a chi partecipa all’esperienza di esso;
  • si palesa solo a un’esperienza che è vera,
  • [si palesa] se è adeguata all’evento in questione. L’evento in questione è che Dio si è fatto carne, uomo, ed è presente: “Sarò con voi tutti i giorni”.
  • E’ presente, è presente tutti i giorni! Egli disse che sarebbe stato presente ogni giorno nella comunità dei credenti, che li raccoglie e che li fa essere il Suo Corpo misterioso “.(Il rischio educativo, p.35).

La Compagnia dei GLOBULI ROSSI di san Giovanni di Dio è tale, a condizione che

  • si abbandoni a questa Presenza,
  • viva all’interno di questa Presenza,
  • sotto l’influsso di questa Presenza,
  • illuminata da questa Presenza,
  • sostenuta da questa Presenza.

Diversamente, si trasforma in un Movimento di cellule impazzite, tossine prevedibilmente pericolose, se non mortali.

40. ADESSO è evento cristiano partecipato. Ad esso va sottoposta la vita, la vita intera nell’istante, l’intera storia del vissuto. L’ Evento non va gelosamente custodito ma generosamente partecipato: “La fede è la risposta finale a ciò che l’uomo vive come esigenza suprema per cui è fatto, a cui la ragione non può e non sa trovare risposta; tuttavia, se seguita, la ragione porta a quel punto in cui uno dice: “Ma qui rimanda ad altro. Dunque è segno. Tutto è segno di qualcosa d’altro!” (idem Giussani).

41. ADESSO è un abbraccio universale. Il mettersi insieme dei GLOBULI ROSSI, il fare famiglia, è un abbraccio destinato a dilatarsi fino a raggiungere la circonferenza del mondo, nella misura in cui ogni cosa, evento, situazione sanno cogliere il bene che vi è racchiuso, contenuto. E lo esaltano, lo sentono fraterno, compagno di viaggio. Abbraccio che si dilata perché essi, per loro natura (il DNA di san Giovanni di Dio) soffrono per il mondo, penano per il mondo, partecipano alla pena del Crocifisso per il mondo (“Padre, non sanno quello che fanno”) e sentono la Risurrezione, il suo palpito per il bene, il buono che c’è in ognuno, ovunque.

42. ADESSO è attimo di pace ecumenica che si ripete all’infinito perché origina nella Magnanimità divina che ci fa partecipi, magnanimi, dal cuore grande. Il gemellaggio Betlemme-Granada, culla del nostro sentire ecumenico:

  • con gesti di pace: hospitalitas = Cristo presente, sperimentato tra noi;
  • la fede: “Promessa dell’Eterno: la pace dove conviviamo” (Giussani);
  • ciò che è vero, rimane per sempre: Veritas Domini manet in aeternum” (1Pietro 1,25)
  1. ADESSO è far parlare un profeta, san Giovanni di Dio, quel suo vedere non ciò che accadrà dopo di lui, ma quel suo vedere oltre, in un’altra profondità.

Da una parteL’Europa del suo tempo si assomiglia tutta: più che lasciar parlare il sogno d’Isaia, sogno di lance che diventeranno falci, fa cantare le armi. Sogni di conquiste, di nuove terre, di ignote rotte marine…

Dall’altra, il Figlio dell’Uomo che lo aspetta al varco a Granada. In un attimo, come un ladro,

  • gli ruba tutto ciò che non è essenziale,
  • lo spoglia,
  • lo lascia povero perché non metta più il cuore nelle cose, nei mestieri che s’inventa di volta in volta, nel denaro.
  • Povero e nudo, per restituirlo alla verità e semplicità delle relazioni.
  • Gli fa capire che di niente ha bisogno se non di essere se stesso, non di due tuniche, non di borsa o calzari,
  • ma di una vocazione e di un Amico su cui appoggiare il cuore.
  • E lo spinge a calarsi nell’umano, a guardarsi in giro.
  • E cosa vede? Matti intorno a lui, relegato all’Ospedale Regio come pazzo, e più pazzi coloro che li assistono.
  • Lì si rende conto di possedere un tesoro: il desiderio di Dio.
  • La con-versione è un’esperienza di violazione: “Mi hai sedotto, Signore,mi hai fatto forza e hai prevalso, e io sentivo un fuoco chiuso in me” (Ger 20,7).
  • La passione per Dio si tramuta in compassione per l’uomo straziato.
  • Ogni suo ADESSO è un nulla fragile e glorioso, perché ha subito un trapianto di cuore: si muove, agisce con il Cuore di Dio.
  • Mentre sazia la fame di pane, trasmette fame di Cielo.

Se ascolto il profeta, mi faccio profezia per il mio tempo. Solo che “Dio vuole che il suo dono diventi nostra conquista” (S.Agostino).

  1. ADESSO è un tornare nel deserto della desolazione di Granada. Non a sentire Giovanni di Dio, ma

  • a vedere parole incarnate,
  • A scrutare l’uomo che si muove con determinazione ma che conosce il dubbio, la fede inquieta,
  • che non smette di interrogarsi,
  • che patisce delusioni,
  • ma non si arrende e genera cercatori di verità.

Al giovane Angulo che vorrebbe seguirlo, così scrive: “Mi sembra che andiate come una barca senza remo, infatti molte volte mi sorge il dubbio d’essere un uomo senza remo, perché siamo in due a non saper che fare, né voi né io. Ma Dio è quello che sa e rimedia, e Lui dia consiglio a tutti noi” (Lett. A Louis Bautista).

  1. ADESSO è l’andare oltre le apparenze: Giovanni di Dio ha una povera apparenza. Aspetto, abbigliamento, immagine, figura, forma…lasciano a desiderare. Ma è affascinante. Scrive il Cruset:

  • Quest’uomo è, con piena evidenza, un uomo di Dio. E a Granada si diffonde il commento e l’accurata rievocazione di tutti gli avvenimenti della vita di Giovanni di Dio, di tutti i casi che la gente ricorda e conosce, che garantiscono la sua condotta, chiaramente connessa con il prodigioso.
  • E da questa rievocazione, che alimenta la fama di santità, sorge anche tutta una leggenda, perché i fatti si ampliano sulle labbra attonite;
  • leggenda che non è la vita del Santo, ma sì la chiara dimostrazione della sua qualità eccezionale. Perché quest’uomo è, evidentemente, un uomo di Dio.
  • Già lo aveva intravisto Giovanni d’Avila nella crisi esplosa nell’Eremo dei Martiri
  • già l’aveva compreso il prelato di Tuy quando lo aveva chiamato Giovanni di Dio
  • e lo dimostrava l’arcivescovo Guerriero con il suo aiuto senza riserva, nonostante la povera apparenza dell’uomo rasato e senza qualifica alcuna.
  • Dal momento del suo abbandono alla luce del Signore tutto sarà possibile in Giovanni di Dio. Prima no. Era un uomo come tanti, senz’alcun contatto con il soprannaturale.
  • E’ logico pensare che Dio faccia giungere le sue voci agli eletti.
  • Ma gli eletti son quelli che con la loro umana volontà abbandonano le strade del mondo e seguono la sua , con sforzo, con lotta, con il dolore di abbandonare tutto ciò che è placido.
  • Gli eletti non sono comodamente eletti per speciale simpatia, come potrebbe pensarsi se avessimo dato credito alle campane che suonano da sole a Montemaggiore.
  • Adesso, per la gente di Granata, tutto ha un senso, una spiegazione. Si senton capaci persino di comprendere la crisi di Giovanni di Dio come una pazzia verso il divino.
  • Il corpo va dimagrendo, se ne sta andando, e cede il passo all’anima perché tutti possano contemplare.
  • Giovanni di Dio è praticamente infermo” (idem p.241)
  • Isaia:“Spunterà un nuovo germoglio:nella famiglia di lesse dalle sue radici…Non giudicherà secondo le apparenze, non deciderà per sentito dire. 4Renderà giustizia ai poveri e difenderà i diritti degli oppressi “ (11,1-3).

Goffi, sgraziati, taglie forti, carcasse ambulati, impacciati, rozzi…non devono temere. La razza è protetta!

  1. ADESSO è un perenne rinnovarsi del Natale, un sogno gioioso pieno d’incoscienza di chi sa sperare e cantare al futuro, nonostante il mucchio di rovine, il mare di paure, il mondo di violenti che circonda ilvivere. I GLOBULI ROSSI sono angeli di Natale che si recano dai poveri di Dio con la scritta sulla maglietta: “Gloria e Pace”:

  • vi annuncio una grande gioia”:
  • Oggi è nato per voi un Salvatore”

La missione di Giovanni di Dio è salvare. Chi? Il bambino, il neonato che è in ogni uomo, bisognoso di affidarsi a delle mani materne, che può vivere solo se amato. Degli amori, delle lacrime, delle speranze, nulla deve andare perduto, dal momento che Dio ora è dentro la carene e piange con chi piange, soffre con chi soffre….

Dal momento che il Verbo s’è fatto carne, i GLOBULI ROSSI di San Giovanni di Dio sono i collaboratori del processo inverso: fare della carne un Evento: la carne che diventa Verbo. Qui c’è l’intenso abbraccio di Creatore e creatura, l’estasi della storia, il capovolgimento delle illusioni.

47. ADESSO è aiutare Dio a vivere, a essere vivo in questo mondo. Il Verbo incarnato mi dice che non intende fare da solo, ha bisogno delle mie mani per incarnarsi nelle case, nelle strade, nelle isole del dolore. Non basta la vita. Essa deve altresì risplendere. Anche il diamante se non è levigato, sen è aiutato, è solo una pietra, non un gioiello. Giovanni di Dio, imitazione di Cristo,

  • si fa spalle per le pecore smarrite,
  • mani che lavano i piedi,
  • carne inchiodata dove spasima il dolore,
  • silenzio per ascoltare (preghiera e digiuno, morire a se stesso),
  • mattino di Pasqua che riaccende le speranze (Maria di Magdala, i due di Emmaus…)
  • nomi di sofferenti pronunciati con un amore che fa vibrare l’anima.

48. ADESSO è voce della Provvidenza. Quando si dice che “Dio è là dove la ragione si scandalizza, dove la natura si ribella, dove io non vorrei mai essere”(E. Ronchi), si afferma la pura verità. Il mio ADESSO è di stare in prima linea, a perdere la faccia per il Verbo che si è fatto carne. Come?

Per Giovanni di Dio, sempre esposto, premuto dall’urgenza e mai solo, il Natale di ogni giorno è questo:

  1. ” …Dovete sapere, fratello mio molto amato e molto diletto in Cristo Gesù, che son tanti i poveri che qui giungono, che io stesso molte volte ne resto spaventato, come si possano alimentare;

  2. ma Gesù Cristo provvede tutto e dà loro da mangiare, perché solo per la legna ci vogliono sette od otto reali ogni giorno; perché essendo la città grande e molto fredda, specialmente adesso d’inverno, son molti i poveri che giungono a questa casa di Dio;

  3. perché fra tutti, infermi e sani e gente di servizio e pellegrini, ce ne sono più di centodieci;

  4. perché essendo questa casa generale, vi ricevono generalmente gente d’ogni tipo e con ogni infermità;

  5. sicché ci son qui rattrappiti, mutilati, lebbrosi, muti, pazzi, paralitici, tignosi e altri molto vecchi e molti bambini; e senza contar questi, molti altri pellegrini e viandanti che qui giungono, e dàn loro fuoco e acqua e sale e recipienti per cucinare e mangiare;

  6. e per tutto questo non c’è rendita;

  7. ma Gesù Cristo provvede tutto perché non c’è nessun giorno in cui non occorrano per le provviste della casa quattro ducati e mezzo, e a volte cinque: ciò per il pane e carne e galline e legna, senza contar le medicine e i vestiti, che è un’altra spesa a parte;

  8. e il giorno in cui non si trova tanta elemosina che basti a provvedere quel che ho detto, prendono a prestito e altre volte digiunano.

  9. E in questo modo sono qui indebitato e prigioniero solo per Gesù Cristo, e debbo più di duecento ducati per camicie, zimarre e scarpe e lenzuola e coperte e per molte altre cose che occorrono in questa casa di Dio, e anche per l’allevamento dei bambini che abbandonano a noi.

  10. Sicché, fratello mio, mi vedo così indebitato che molte volte non esco di casa a motivo dei debiti, e vedendo patire tanti poveri mieifratelli, e prossimi in tanta indigenza così di corpo come di anima, non potendoli soccorrere rimango molto afflitto;

  11. comunque confido solo in Gesù Cristo che mi libera dai debiti, perché Lui conosce il mio cuore.

  12. Sicché dico maledetto l’uomo che confida negli uomini e non solamente in Gesù Cristo: dagli uomini devi essere separato, lo voglia a no; ma Gesù Cristo è fedele e costante;

  13. e poiché Gesù Cristo prevede tutto, a Lui siano rese grazie per sempre. Amen….”

Così ragiona l’accattone re degli straccioni di Granada che ha fatto scuola fino alla nostra beata Madre Teresa di Calcutta.

49.  ADESSOè il “come” dei GLOBULI ROSSI. Il “come” è avverbio che non sta in piedi da solo. Rimanda oltre, domanda un altro:

  • Siate perfetti come il Padre mio,
  • Amatevi come io vi ho amato,
  • Siate misericordiosi come il Padre,
  • La Tua volontà in terra come in cielo

E’ il continuo misurarsi con Dio e con il Vangelo per servire amorevolmente là dove la vita langue e minaccia di spegnersi.

  1. ADESSO è commozione: il primo modo di muoversi è quello di commuoversi, cioè muoversi insieme alla Presenza che si è rivelata, alla Parola di Dio. Dio è la nostra defintività nel senso pieno della parola, non soltanto finalistico, ma proprio come definizione di noi. Si legge nel Genesi: “E Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”(Gen 1,26) (Giussani)

ADESSO è anche il mio tendere la mano quando mi comunico. Mi accosto alla mensa del Re. Egli mi invita ad essere un bambino che allunga la mano per una sorpresa. Io lo so che è il gesto di chi è povero e bisognoso di aiuto. Ma Lui non intende umiliarmi e mi allunga la Sua. Non mi toglie dai piedi con due spiccioli. Nel dono che porge c’è il diritto di sedermi con Lui sul trono regale. Se fosse per Lui potrei dimorare per sempre nella Sua casa. Io so soltanto una cosa: che quando mi chiede di stare, io scoppio in lacrime di gioia. E piango in latino e poi in italiano: “«vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus – Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me. La vita che ora vivo in questo mondo la vivo per la fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e volle morire per me.» (Gal 2,20).

Se mi rattrista la collezione di tanti ADESSO mancati, mi consola il rinnovarsi degli inviti senza rancori.

51. ADESSO è tensione nel mio definirmi in Dio, nel suo mistero:

6 Cercate il Signore,
ora che si fa trovare.
Chiamatelo,
adesso che è vicino.
7Chi è senza fede e senza legge
cambi mentalità;
chi è perverso
rinunzi alla sua malvagità!
Tornate tutti al Signore,
ed egli avrà pietà di voi!
Tornate al nostro Dio
che perdona con larghezza!
8Dice il Signore:
“I miei pensieri non sono come i vostri
e le mie azioni sono diverse dalle vostre.
9I miei pensieri e i vostri,
il mio modo di agire e il vostro
sono distanti tra loro
come il cielo è lontano dalla terra
 (Isaia 55, 6-9)

Ne consegue che

  • Il riconoscimento del mistero è radice di tensione morale: sono in una posizione sempre volta a qualcosa d’altro, disponibile a correggerla man mano che penetro in una realtà più grande di me, quanto “il cielo e lontano dalla terra”.
  • Mi pongo di fronte al mistero come un povero: in nulla la mia sicurezza se non nel mistero.

Beato l’ADESSO in cui riuscirò ad affermare che divento vero per la pietà e misericordia di un altro, che “La mia salvezza è Cristo”:

  • per me il vivere è Cristo” (Fil 1,21),
  • non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).

E’ struggente la tensione missionaria dell’Apostolo verso i Galati: “Quando non conoscevate Dio eravate schiavi di dèi che in realtà sono soltanto degli idoli. 9Ma ora avete conosciuto Dio; anzi è Dio che vi conosce. Perché dunque volete ritornare a sottomettervi a forze che non possono salvarvi? Volete essere di nuovo i loro schiavi?(Gal 4,19).

52. DESSO è un movimento che consiste nel cercare e contribuire a creare condizioni di vita che facilitino di questa comprensione: “La mia salvezza è Cristo”. La non razionalità naturalistica di tale espressione, evidenzia che c’è un oltre: la natura può partecipare alla coscienza di Dio. Non solo è ragionevole quindi, ma è somma ragione.

Un carisma è un dono di Dio, un dono fatto ad un uomo. La manifestazione è nel suo modo di pensare, parlare, agire. Nikolaus Lobkowicz, già preside dell’Università Cattolica di Eichstätt, nella prefazione in “Rischio Educativo”, riferendosi al carisma di Don Giussani, ci rivela anche il criterio di lettura del carisma di san Giovanni di Dio. Così scrive in proposito: “Noi cristiani tendiamo o a insistere ostinatamente, e perciò senza capacità di dialogo, sulle convinzioni che ci sono state trasmesse, oppure – di solito di nascosto e in qualche modo con la coscienza sporca – a fare l’occhiolino al “mondo”, che sembra offrirci frutti che a noi, in quanto cristiani sono proibiti.

La conseguenza è che percepiamo il nostro essere cristiani come una serie di prescrizioni, e nell’istante decisivo non capiamo perché dovremmo osservarle. “Non puoi…”, “Devi….”, queste sembrano essere le due norme principali alle quali noi cristiani ci atteniamo. Per questo soprattutto i giovani percepiscono troppo facilmente la Chiesa solo come un’istanza di dirette o indirette norme etiche che impedisce loro di fare quello che volentieri farebbero. Forse si può descrivere il fenomeno anche in questo modo: il cristianesimo non pare compiere nessuno dei desideri che realmente ci muovono. Così vi partecipiamo ma senza troppo entusiasmo…

Don Giussani ha opposto a questo atteggiamento una riflessione di tutt’altro genere: come io divento “me stesso”? Ed ha portato le sue buone ragioni:

  • O facendomi trascinare dalle mode del tempo, e venendo per così dire, pilotato dall’esterno,

  • Oppure affidandomi a un’autorità;

  • Non però consegnandomi ciecamente a essa (come accade per le ideologie, e le sette, che praticano un divieto di pensare),

  • Bensì volendo verificare dove essa mi conduce – forse proprio verso me stesso -.

  • Verificare” non significa quindi un semplice “provare”; questo implicherebbe un impegno per nulla serio con l’autorità. Piuttosto significa paragonare ciò che essa propone, o – meglio – desidera, con la mia esperienza, con la concezione di me stesso e della realtà che mi circonda di cui dispongo, secondo la percezione che ne avevo prima dell’incontro con l’autorità e quella che ne ho ora.

  • In poche parole si tratta di seguire un’autorità domandandosi continuamente: mi sta conducendo verso il mio vero io, verso la mia intima libertà, una libertà che io sperimento realmente come tale?

  • In questo modo l’autorità agisce (quasi) come una proposta: “Prova una volta a considerare tutto quanto fa parte della tua esperienza dal punto di vista dell’essere cristiano, della tua possibile fedeltà al Signore”.

L’impegno strumento di verifica:

  1. Tutto deve essere consapevolmente impostato come verifica”, come prova del valore della tradizione cristiana.

  2. Non esiste niente di più importante oggi, che impegnare noi come parte viva della comunità della Chiesa, ma la comunità grande della Chiesa sarebbe una cosa lontana e astratta, se non emergesse là ove siamo.

  3. Perciò non esiste nulla di più importante del contribuire a rendere presente o a far vivere la comunità della Chiesa nel nostro ambiente, attraverso la “crisi” del nostro impegno.

  4. Chi non passa attraverso questo impegno o rimarrà cristiano senza dir nulla di nuovo, oppure se ne andrà via.

  5. L’unico modo per non vivere “alienati” in questa società, così terribile nei suoi strumenti di invadenza, è avere il senso della storia, vivere genuinamente la propria “crisi”, impegnandosi adeguatamente con la tradizione in cui si è nati, con la proposta cristiana,

  6. ed è magnifico che questa proposta, unica fra tutte le altre, abbia un carattere così concreto, così esistenziale: sia una comunità nel mondo, un mondo nel mondo, una realtà diversa dentro la realtà, e non diversa per interessi diversi, bensì per il modo diverso di realizzare i comuni interessi”.

Conclusione: “LUI è il cammino che educatore ed educando sono chiamati a percorrere insieme, ed è nel percorso comune, definito dalla meta decisiva del destino, che si impara come è fatta la strada” (Giussani p.49)

53. ADESSO è un amèn, ossia l’indicazione di punti fissi, un aiuto prezioso che utilizzava il popolo Ebraico per attraversare il deserto. Nella misura in cui della Parola di Dio è la bussola del mondo, si tratta di piantare dei paletti segnaletici che danno sicurezza al viandante: “Luce ai miei passi è la tua Parola”.

54. ADESSO è l’antica canzone d’amore: “FateBeneFratelli”.

FaccioBeneAttenzione” è un ritornello aggiuntivo che si addicie ad ogni annunciatore perché il messaggio sia credibile.

C’è una stretta coincidenza tra il messaggio che viene dal deserto per bocca di Giovanni il Battista e Giovanni di Dio: il primo grida alle folle: “Fate opere di conversione”, ossia “Dimostrate con i fatti che avete cambiato vita e non mettetevi a dire: “Noi siamo discendenti di Abramo”.(Luca 3,8). L’appello del questuante di Granata è analogo: “Fate bene a voi stessi, fratelli, per amore di Dio”. La penitenza, il cambiamento di mentalità (metànoite), sono la carità.

Per religiosi e laici sarebbe sconveniente gloriarsi per il casato, la nobile discendenza, il ramo di appartenenza, se non vi fosse anche l’imitazione del Servo geniale Giovanni di Dio.

55. ADESSO è un camminare insieme, un peregrinare operoso e orante verso la città di Dio, la celeste Gerusalemme, che si può ben dire la “nostra terra”, il “nostro paese”. Così si nutre la fede del popolo ebraico in cammino, la Ahavà rabbà: 

  • Di un grande amore ci hai amati, Signore, nostro Dio;
  • di una grande, infinita pietà ci hai fatto oggetto.
  • Nostro Padre, nostro Re, in grazia dei nostri progenitori che hanno avuto fede in te e ai quali hai insegnato le tue leggi di vita, sii propizio anche con noi e istruiscici.
  • Padre nostro, Padre misericordioso, clemente, abbi pietà di noi e dà al nostro cuore la facoltà di discernere e di comprendere, di ascoltare, di imparare e di insegnare, di osservare e di praticare con amore tutte le parole che studiamo nella tua Torah.
  • Illumina i nostri cuori con la luce della tua Legge, avvinci il nostro cuore ai tuoi comandamenti e disponi il nostro animo all’amore e i al timore del tuo Nome, sì che non abbiamo mai da arrossire.
  • Noi fidiamo nel tuo Nome santo, grande e venerabile e perciò noi giubileremo e gioiremo per il tuo soccorso.
  • Riuniscici in pace dai i quattro angoli della terra e riconducici a testa alta nel nostro paese, poiché tu sei Dio, autore di salvezza, e noi hai scelto fra tutti i popoli e tutte le lingue e ci hai avvicinati al tuo Nome grande perché ti lodiamo e proclamiamo la tua unità con ardore.
  • Benedetto tu, Signore, che nel tuo amore eleggesti il tuo popolo Israele.
  • La meta e il centro di questo cammino dei popoli è Gerusalemme.
  • Verso di essa leviamo i nostri occhi, per la sua pace prega il nostro cuore.
  • Ma non per questo dimenticheremo l’immensa e urgente sofferenza del mondo “.

56. ADESSOè il kairòs, termine che designa l’istante privilegiato che offre possibilità inedite e affascinanti, capaci di rinnovare la faccia della terra: è il momento opportuno, il tempo propizio per la scelta decisiva, l’occasione da non perdere e da cogliere al volo. Gli autori biblici lo hanno percepito in maniera originale, come l’istante in cui la libera volontà dell’uomo, di ogni uomo, può adeguarsi o meno al progetto divino, determinando così il corso futuro degli eventi.

La novità del messaggio di Gesù è tutta qui: oggi, per chi crede, giunge il momento della vittoria sul peccato e quindi dell’impegno per la liberazione degli oppressi, per la fine delle sofferenze. E Paolo, convinto anche lui che “tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto”(Romani 8, 22), non si stanca di riecheggiare l’appello di Gesù, esortando i suoi corrispondenti a “prendere coscienza che è giunta l’ora”(ivi 13, 11), a capire che “è ormai tempo di svegliarsi dal sonno”(ivi) per costruire una società fondata sull’agape, perché da questo tutto dipende: “qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole:ama il prossimo tuo come te stesso”

57. ADESSO è il momento propizio anche per chiedere il dono delle lacrime. Se penso che Dio avrebbe chiesto al Figlio di sacrificarsi anche se io fossi stato il solo peccatore in una terra di giusti, non basterebbero le lacrime di commozione:”vi assicuro che in cielo si fa più festa per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hannobisognodiconversione” (Luca 15,7).

58. ADESSO…

PER I VIVI E PER I MORTI – Angelo Nocent

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Preghiera per la pace  –  Carlo Maria Martini

O Dio nostro Padre, ricco di amore e di misericordia, noi vogliamo pregarti con fede per la pace, addolorati e umiliati come siamo a causa degli episodi di violenza che hanno insanguinato e insanguinano Gerusalemme, città il cui nome evoca subito il mistero di morte e di risurrezione del tuo Figlio, di Gesù che ha donato la sua vita per riconciliare ogni uomo e ogni donna di questo mondo con te, con se stessi, con tutti i fratelli. Città santa, città dell’incontro eppure città da sempre contesa, da sempre crocifissa e sulla quale il tuo Figlio, i profeti e i santi hanno invocato la pace.
Noi vogliamo pregarti con fede per la pace in tanti altri paesi del mondo, per i numerosi focolai di lotte e di odio; vogliamo pregarti per gli aggressori e per gli aggrediti, per gli uccisi e gli uccisori, per tutti i bambini che non hanno potuto conoscere il sorriso e la gioia della pace.

E’ vero, Signore, che noi stessi siamo responsabili del venire meno della pace, e per questo ti supplichiamo di accogliere il nostro accorato pentimento, di donarci una volontà umile, forte, sincera per ricostruire nella nostra vita personale e comunitaria rapporti di verità, di giustizia, di libertà, di carità, di solidarietà. Ti confessiamo i nostri peccati personali e sociali: il nostro attaccamento al benessere, i nostri egoismi, le infedeltà e i tradimenti a livello familiare, la pigrizia e lo sciupio delle energie vitali per cose vane e frivole, dannose, il nostro voltare la faccia di fronte alle miserie di chi ci sta vicino o di chi viene da lontano. Vivendo così, non abbiamo forse pensato di renderci responsabili della distruzione di quell’edificio invisibile che è la pace. La pace terrestre è riflesso della tua pace che tu ci doni e ci affidi, nasce dal tuo amore per l’uomo e dal nostro amore per te e per tutti i fratelli.

Cambia il nostro cuore, Signore, perché siamo noi i primi ad avere bisogno di un cuore pacifico. Purificaci, per il mistero pasquale del tuo Figlio, da ogni fermento di ostilità, di partigianeria, di partito preso; purificaci da ogni antipatia, da ogni pregiudizio, da ogni desiderio di primeggiare.

Facci comprendere, o Padre, il senso profondo di una preghiera vera di pace, di una preghiera di intercessione e di espiazione simile a quella di Gesù su Gerusalemme. Preghiera di intercessione che ci renda capaci di non prendere posizione nei conflitti, ma di entrare nel cuore delle situazioni insanabili diventando solidali con entrambe le parti in contesa, pregando per l’una e per l’altra. Noi vogliamo abbracciare con amore tutte le parti in causa, fiduciosi soltanto nella tua divina potenza. Se noi preghiamo perché tu dia vittoria all’uno o all’altro, questa preghiera tu non l’ascolti; se ci mettiamo a giudicare l’uno o l’altro, la nostra supplica tu non l’ascolti.

Manda il tuo santo Spirito su di noi per convertirci a te! Non ci illudiamo di superare le nostre inquietudini interiori, i rancori che ci portiamo dentro verso un popolo o verso un altro se non lasciamo spazio allo Spirito di gioia e di pace che vuole pregare in noi con gemiti inenarrabili. E’ lo Spirito che ci fa accogliere quella pace che sorpassa ogni nostra veduta e diventa decisione ferma e seria di amare tutti i nostri fratelli, in modo che la fiamma della pace risieda nei nostri cuori e nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e si irradi misteriosamente sul mondo intero sospingendo tutti verso una piena comunione di pace. E’ lo Spirito che ci aiuta a penetrare nella contemplazione del tuo Figlio crocifisso e morto sulla croce per fare di tutti un popolo solo.

E tu, Maria, Regina della pace, intercedi affinché il sorriso della pace risplenda su tanti bambini sparsi nelle varie parti del mondo, segnate dalla violenza e dalla guerriglia; veglia sulla tua terra, su Gerusalemme, suscita nei suoi abitanti desideri profondi e costruttivi di pace, desideri di giustizia e di verità. Noi ti promettiamo di non temere le difficoltà e i momenti oscuri e difficili, purché tutta l’umanità cammini nella pace e nella giustizia, così che si avveri pienamente la parola del profeta Isaia: “Ho visto le vostre vie e voglio sanarle […] Pace, pace ai lontani e ai vicini, dice il Signore, io guarirò tutti”.

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STATISTIHE CHIEA CATTOLICA 2016

23 ottobre 2016

90° Giornata Missionaria Mondiale – 2016

LE STATISTICHE DELLA CHIESA CATTOLICA

POPOLAZIONE MONDIALE – CATTOLICI

ABITANTI E CATTOLICI PER SACERDOTE

CIRCOSCRIZIONI ECCLESIASTICHE – STAZIONI MISSIONARIE

VESCOVI

SACERDOTI

DIACONI PERMANENTI

RELIGIOSI, RELIGIOSE, MEMBRI DI ISTITUTI SECOLARI
MISSIONARI LAICI, CATECHISTI
SEMINARISTI MAGGIORI – DIOCESANI E RELIGIOSI
SEMINARISTI MINORI – DIOCESANI E RELIGIOSI
SCUOLE ED ALUNNI
ISTITUTI SANITARI, DI ASSISTENZA E BENEFICENZA

LE CIRCOSCRIZIONI DIPENDENTI DALLA

CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI

QUADRO GLOBALE

LE STATISTICHE DELLA CHIESA CATTOLICA 2016

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – In occasione della Giornata Missionaria Mondiale, che quest’anno giunge alla sua 90° celebrazione, domenica 23 ottobre, l’Agenzia Fides presenta come di consueto alcune statistiche scelte in modo da offrire un quadro panoramico della Chiesa nel mondo. Le tavole sono tratte dall’ultimo «Annuario Statistico della Chiesa» (aggiornato al 31 dicembre 2014) e riguardano i membri della Chiesa, le sue strutture pastorali, le attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo. Tra parentesi viene indicata la variazione, aumento (+) o diminuzione (-) rispetto all’anno precedente, secondo il confronto effettuato dall’Agenzia Fides.

Popolazione mondiale

Al 31 dicembre 2014 la popolazione mondiale era pari a 7.160.739.000 persone, con un aumento di 66.941.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento globale riguarda anche quest’anno tutti i continenti, ad eccezione dell’Europa: gli aumenti più consistenti, ancora una volta, sono in Asia (+37.349.000) e in Africa (+23.000.000), seguiti da America (+8.657.000) e Oceania (+649.000). Diminuisce l’Europa (-2.714.000).

Numero dei cattolici

Alla stessa data del 31 dicembre 2014 il numero dei cattolici era pari a 1.272.281.000 unità con un aumento complessivo di 18.355.000 persone, più contenuto rispetto a quello registrato l’anno precedente. L’aumento interessa tutti i continenti ad eccezione dell’Europa, è più deciso, come lo scorso anno, in Africa (+8.535.000) e in America (+6.642.000), seguiti da Asia (+3.027.000) e Oceania (+208.000). Diminuisce l’Europa (-57.000).

La percentuale dei cattolici è aumentata dello 0,09%, attestandosi al 17,77%. Riguardo ai continenti, si sono registrati aumenti in Africa (+0,38), America (+0,12), Asia (+0,05), Europa (+0,14) ed Oceania (+0,09).

Abitanti e cattolici per sacerdote

Il numero degli abitanti per sacerdote è aumentato anche quest’anno, complessivamente di 130 unità, raggiungendo quota 13.882. La ripartizione per continenti vede, come per gli anni precedenti, aumenti in America (+79), Europa (+41) ed Oceania (+289); diminuzioni in Africa (-125) e Asia (-1.100).

Il numero dei cattolici per sacerdote è aumentato complessivamente di 41 unità, raggiungendo il numero di 3.060. Si registrano aumenti in Africa (+73), America (+59), Europa (+22) ed Oceania (+83). Unica diminuzione in Asia (-27).

Circoscrizioni ecclesiastiche e stazioni missionarie

Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 9 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a 2.998, con nuove circoscrizioni create in Africa (+1), America (+3), Asia (+3) ed Europa (+2). L’Oceania non registra variazioni.

Le stazioni missionarie con sacerdote residente sono complessivamente 1.864 (7 in meno rispetto all’anno precedente) e sono aumentate in Africa (+39) e in Europa (+2). Sono diminuite in America (-35), Asia (-8) ed Oceania (-5).

Le stazioni missionarie senza sacerdote residente sono aumentate complessivamente di 2.703 unità, raggiungendo così il numero di 136.572. Aumentano in Africa (+1.151), America (+2.891) ed Oceania (+115). Diminuiscono in Asia (-1.452) ed Europa (-2).

Vescovi

Il numero totale dei Vescovi nel mondo è aumentato di 64 unità, raggiungendo quota 5.237. Anche quest’anno aumentano sia i Vescovi diocesani che quelli religiosi.

I Vescovi diocesani sono 3.992 (47 in più), mentre i Vescovi religiosi sono 1.245 (17 in più). L’aumento dei Vescovi diocesani interessa come lo scorso anno tutti i continenti ad eccezione dell’Oceania (-1): America (+20), Asia (+9), Africa (+1) ed Europa (+18). I Vescovi religiosi aumentano ovunque: Africa (+5), America (+2), Asia (+3), Europa (+6), Oceania (+1).

Sacerdoti

Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato di 444 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 415.792. A segnare una diminuzione consistente è ancora una volta l’Europa (-2.564) e, in misura più lieve, l’America (-123) e l’Oceania (-86), gli aumenti si registrano in Africa (+1.089) e Asia (+2.128).

I sacerdoti diocesani nel mondo sono aumentati globalmente di 765 unità, raggiungendo il numero di 281.297, con aumenti in Africa (+1.023), America (+810) e Asia (+848). La diminuzione, anche quest’anno, è in Europa (-1.914) cui si aggiunge l’Oceania (-2).

I sacerdoti religiosi sono diminuiti in complesso di 321 unità e sono 134.495. Consolidando la tendenza degli ultimi anni, crescono in Africa (+66) e in Asia (+1.280), mentre le diminuzioni interessano America (-933), Europa (-650) ed Oceania (-84).

Diaconi permanenti

I diaconi permanenti nel mondo sono aumentati di 1.371 unità, raggiungendo il numero di 44.566. L’aumento più consistente si conferma ancora una volta in America (+965) e in Europa (+311), cui si aggiungono quest’anno Africa (+25), Asia (+65) ed Oceania (+5).

I diaconi permanenti diocesani sono nel mondo 43.954, con un aumento complessivo di 1.304 unità. Crescono ovunque: in Africa (+8), America (+971), Asia (+36), Europa (+285), Oceania (+4).

I diaconi permanenti religiosi sono 612, aumentati di 67 unità rispetto all’anno precedente, con aumenti in Africa (+17), Asia (+29), Europa (+26) e Oceania (+1), unica diminuzione in America (-6).

Religiosi e religiose

I religiosi non sacerdoti sono diminuiti per il secondo anno consecutivo, in controtendenza rispetto agli ultimi anni precedenti, di 694 unità, arrivando al numero di 54.559. Aumenti si registrano in Africa (+331) e in Asia (+66), mentre diminuiscono in America (-362), Europa (-653) e Oceania (-76). Anche quest’anno si conferma la tendenza alla diminuzione globale delle religiose, quest’anno ancora superiore rispetto all’anno precedente, di 10.846 unità. Sono complessivamente 682.729. Gli aumenti sono, ancora una volta, in Africa (+725) e in Asia (+604), le diminuzioni in America (–4.242), Europa (-7.733) e Oceania (–200).

Istituti secolari

I membri degli Istituti secolari maschili sono complessivamente 654, con una diminuzione globale di 58 unità, quasi uguale a quella dell’anno precedente. A livello continentale cresce anche quest’anno solo l’Africa (+2), mentre diminuiscono America (-13), Asia (-16) ed Europa (-31), invariata anche quest’anno l’Oceania.

I membri degli Istituti secolari femminili sono aumentati complessivamente di 243 unità, per un totale di 24.198 membri. Aumentano in Asia (+44) ed Europa (+515) mentre diminuiscono in Africa (-7), America (-306) ed Oceania (-3).

Missionari laici e Catechisti

Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a 368.520, con un aumento globale di 841 unità ed aumenti in Africa (+9), Europa (+6.806) e Oceania (+41). Diminuiscono invece in America (-5.596) e Asia (-419).

I Catechisti nel mondo sono aumentati complessivamente di 107.200 unità, raggiungendo quota 3.264.768. Anche quest’anno consistenti aumenti si registrano in Africa (+103.084), in Asia (+6.862), in misura più contenuta in Oceania (+271). Diminuzioni in America (-2.814) e in Europa (-203).

Seminaristi maggiori

I seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche quest’anno sono diminuiti, precisamente di 1.312 unità, e hanno così raggiunto il numero di 116.939. Come per l’anno precedente, gli aumenti si registrano solo in Africa (+636), mentre diminuiscono in America (-676), Asia (-635), Europa (-629) ed Oceania (-8).

I seminaristi maggiori diocesani sono 70.301 (-1.236 rispetto all’anno precedente) e quelli religiosi 46.638 (-76). Per i seminaristi diocesani gli aumenti interessano solo l’Africa (+222). Le diminuzioni sono in America (-594), Asia (-373), Europa (-471) e Oceania (-20). I seminaristi maggiori religiosi diminuiscono in tre continenti: America (-82), Asia (-262) ed Europa (-158). Aumentano in Africa (+414) ed Oceania (+12).

Seminaristi minori

Il numero totale dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, quest’anno è aumentato di 1.014 unità, raggiungendo il numero di 102.942. Sono aumentati in tutti i continenti ad eccezione dell’Oceania (-42): Africa (+487), America (+1), Asia (+174), Europa (+394).

I seminaristi minori diocesani sono 78.489 (-67) e quelli religiosi 24.453 (+1.081). Per i seminaristi diocesani la diminuzione si registra in America (-47), Asia (-668) e Oceania (-37), l’aumento in Africa (+291) e Europa (+394).

I seminaristi minori religiosi invece sono in crescita in Africa (+196), America (+48) e Asia (+842), mentre diminuiscono in Oceania (-5) e sono stabili in Europa.

Istituti di istruzione ed educazione

Nel campo dell’istruzione e dell’educazione, la Chiesa gestisce nel mondo 73.580 scuole materne frequentate da 7.043.634 alunni; 96.283 scuole primarie per 33.516.860 alunni; 46.339 istituti secondari per 19.760.924 alunni. Inoltre segue 2.477.636 alunni delle scuole superiori e 2.719.643 studenti universitari.

Istituti sanitari, di beneficenza e assistenza

Gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo dalla Chiesa comprendono: 5.158 ospedali con le presenze maggiori in America (1.501) ed Africa (1.221); 16.523 dispensari, per la maggior parte in Africa (5.230), America (4.667) e Asia (3.584); 612 lebbrosari distribuiti principalmente in Asia (313) ed Africa (174); 15.679 case per anziani, malati cronici ed handicappati, per la maggior parte in Europa (8.304) ed America (3.726); 9.492 orfanotrofi per la maggior parte in Asia (3.859); 12.637 giardini d’infanzia con il maggior numero in Asia (3.422) e America (3.477); 14.576 consultori matrimoniali, per gran parte in Europa (5.670) ed America (5.634); 3.782 centri di educazione o rieducazione sociale e 37.601 istituzioni di altro tipo.

Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

Le Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Cep) al 4 ottobre 2016 sono complessivamente 1.108, tre circoscrizioni in meno rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle circoscrizioni ecclesiastiche affidate a Propaganda Fide si trova in Africa (508) e in Asia (480). Seguono America (74) ed Oceania (46).

TABELLE STATISTICHE

Dati dell’ultimo “Annuario Statistico della Chiesa” elaborati dall’Agenzia Fides

Tra parentesi viene indicata la variazione, aumento (+) o diminuzione (-),

rispetto all’anno precedente.

POPOLAZIONE MONDIALE – CATTOLICI

Continenti

Popolazione

Cattolici

Percentuale

Africa

1.112.948.000 (+ 23.000.000)

214.759.000 (+ 8.535.000)

19,30 % (+ 0,38)

America

973.493.000 (+ 8.657.000)

620.512.000 (+ 6.642.000)

63,74 % (+ 0,12)

Asia

4.319.384.000 (+ 37.349.000)

139.829.000 (+ 3.027.000)

3,24 % (+ 0,05)

Europa

716.281.000 (- 2.714.000)

287.096.000 (- 57.000)

40,08 % (+ 0,14)

Oceania

38.633.000 (+ 649.000)

10.085.000 (+ 208.000)

26,12 % (+ 0,09)

Totale

7.160.739.000 (+ 66.941.000)

1.272.281.000 (+18.355.000)

17,77 % (+ 0,09)

ABITANTI/CATTOLICI PER SACERDOTE

Continenti

Abitanti per sacerdote

Cattolici per sacerdote

Africa

25.934 (- 125)

5.004 (+ 73)

America

7.915 (+ 79)

5.045 (+ 59)

Asia

46.071 (- 1.100)

2.198 (- 27)

Europa

3.944 (+ 41)

1.581 (+ 22)

Oceania

8.333 (+ 289)

2.175 (+ 83)

Totale

13.882 (+ 130)

3.060 (+ 41)

CIRCOSCRIZIONI ECCLESIASTICHE – STAZIONI MISSIONARIE

Continenti

Circoscrizioni ecclesiastiche

Stazioni Missionarie

con sacerdote residente

Stazioni Missionarie

senza sacerdote residente

Africa

537 (+ 1)

593 (+ 39)

76.656 (+ 1.151)

America

1.087 (+ 3)

414 (- 35)

19.126 (+ 2.891)

Asia

537 (+ 3)

755 (- 8)

39.929 (- 1.452)

Europa

756 (+ 2)

70 (+ 2)

103 (- 2)

Oceania

81 (=)

32 (- 5)

758 (+ 115)

Totale

2.998 (+ 9)

1.864 (- 7)

136.572 (+ 2.703)

VESCOVI

Continenti

Totale

Vescovi

Vescovi

Diocesani

Vescovi

Religiosi

Africa

711 (+ 6)

510 (+ 1)

201 (+ 5)

America

1.958 (+ 22)

1.405 (+ 20)

553 (+ 2)

Asia

792 (+ 12)

593 (+ 9)

199 (+ 3)

Europa

1.645 (+ 24)

1.401 (+ 18)

244 (+ 6)

Oceania

131 (=)

83 (- 1)

48 (+ 1)

Totale

5.237 (+ 64)

3.992 (+ 47)

1.245 (+ 17)

SACERDOTI

Continenti

Totale

Sacerdoti

Sacerdoti Diocesani

Sacerdoti Religiosi

Africa

42.915 (+ 1.089)

29.702 (+ 1.023)

13.213 (+ 66)

America

122.989 (- 123)

84.213 (+ 810)

38.776 (- 933)

Asia

63.610 (+ 2.128)

36.479 (+ 848)

27.131 (+ 1.280)

Europa

181.642 (- 2.564)

128.155 (- 1.914)

53.487 (- 650)

Oceania

4.636 (- 86)

2.748 (- 2)

1.888 (- 84)

Totale

415.792 (+ 444)

281.297 (+ 765)

134.495 (- 321)

DIACONI PERMANENTI

Continenti

Totale

Diaconi permanenti

Diaconi permanenti Diocesani

Diaconi permanenti

Religiosi

Africa

452 (+ 25)

400 (+ 8)

52 (+ 17)

America

28.907 (+ 965)

28.727 (+ 971)

180 (- 6)

Asia

303 (+ 65)

237 (+ 36)

66 (+ 29)

Europa

14.510 (+ 311)

14.201 (+ 285)

309 (+ 26)

Oceania

394 (+ 5)

389 (+ 4)

5 (+ 1)

Totale

44.566 (+ 1.371)

43.954 (+ 1.304)

612 (+ 67)

RELIGIOSI (NON SACERDOTI) E RELIGIOSE

Continenti

Religiosi non sacerdoti

Religiose

Africa

8.758 (+ 331)

70.608 (+ 725)

America

15.636 (- 362)

177.605 (- 4.242)

Asia

11.921 (+ 66)

170.366 (+ 604)

Europa

16.788 (- 653)

256.137 (- 7.733)

Oceania

1.456 (- 76)

8.013 (- 200)

Totale

54.559 (- 694)

682.729 (- 10.846)

MEMBRI DEGLI ISTITUTI SECOLARI

Continenti

Membri di Istituti Secolari

Maschili

Membri di Istituti Secolari

Femminili

Africa

81 (+ 2)

910 (- 7)

America

226 (- 13)

5.399 (- 306)

Asia

48 (- 16)

1.886 (+ 44)

Europa

298 (- 31)

15.963 (+ 515)

Oceania

1 (=)

40 (- 3)

Totale

654 (- 58)

24.198 (+ 243)

MISSIONARI LAICI, CATECHISTI

Continenti

Missionari laici

Catechisti

Africa

7.235 (+ 9)

506.078 (+ 103.084)

America

314.890 (- 5.596)

1.819.202 (- 2.814)

Asia

31.915 (- 419)

377.111 (+ 6.862)

Europa

14.350 (+ 6.806)

547.973 (- 203)

Oceania

130 (+ 41)

14.404 (+ 271)

Totale

368.520 (+ 841)

3.264.768 (+ 107.200)

Studio di psicologia e psicoterapia Campobasso – dott.ssa Antonella Petrella

Studio di psicologia e psicoterapia  ad indirizzo cognitivo interpersonale basato sulla terapia del…

I MIRACOLI

I Miracoli hanno un volto, un nome, una storia, un passato, un presente ed un futuro.
I miracoli prendono vita quando noi glielo permettiamo.

  • Quando in un atto di disperazione o di estremo coraggio chiediamo aiuto.
  • Quando dall’altra parte troviamo qualcuno pronto a tenderci la mano per offrirci la possibilità rialzarci dalla polvere in cui siamo caduti e scrollarcela di dosso.
  • Quando si crede in un progetto e si resta fedele ad esso.
  • Quando si riscopre la bellezza e l’importanza della vita.

Non è affatto facile entrare in Comunità, lasciare tutto ed abbracciare per un tempo più o meno determinato, un nuovo stile di vita completamente diverso da quello che si aveva prima, il più delle volte, non si reggono i ritmi, le regole, gli impegni, e si molla il cammino.

  • Ci vuole, fegato per restare, non tutti lo hanno.
  • Ci vuole forza e volontà e quanto mancano è la stessa comunità che ti aiuta a trovarla se tu hai voglia di cercarla e ti accompagna nelle difficoltà del percorso, standoti accanto nei momenti belli e non lasciandoti mai in quelli più aspri.

Oggi un ragazzo ha riabbracciato la sua famiglia dopo 1 anno e mezzo.
E’ entrato in comunità che aveva appena 19 anni.
Abbiamo tutti scommesso su di lui, noi, la sua famiglia e lui stesso lo ha fatto, stanco della sua vita passata.
Non abbiamo ancora vinto la guerra, continuiamo a combattere, ma oggi ci portiamo a casa la conquista di un traguardo importante, un ragazzo che sta crescendo e che se tutto procede come deve, uscirà UOMO! E finalmente VIVRA’!!!!

#ilovecomunità
#comunitàfigliadision
#antonellapetrella

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PAGINA WEB DELLA COMUNITÀ DI ACCOGLIENZA E RECUPERO PER ADULTI IN DIFFICOLTÀ: “FIGLIA DI SION”

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P. PAOLO DALL’OGLIO SPARITO NEL NULLA – Angelo Nocent

Padre Dall'Oglio
A quattro anni dal rapimento Dall’Oglio
Nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2013 si perdevano le tracce del Padre Gesuita inghiottito nel buio dell’inferno siriano dove cercava una difficilissima missione umanitaria.
di Riccardo Cristiano – Vatican Insider, 27 Luglio 201

Quattro anni fa, quando ha avuto luogo il mai rivendicato sequestro di padre Paolo Dall’Oglio, si è interrotto il racconto più autorevole di una storia rimossa. «Nel marzo del 2011 aveva scritto Paolo Ghiyat Matar andava a offrire l’acqua fresca ai soldati e porgeva loro dei fiori. Fu torturato e ucciso.Una giovane donna, Caroline Ayoub, era andata a distribuire uova di Pasqua di cioccolato ai figli dei rifugiati con un versetto del Corano e parole del Vangelo. È stata arrestata e torturata. Le persone venivano torturate perché il governo non poteva concepire né, tanto meno, accettare la nonviolenza».

Ghiyath e Caroline da quel momento non hanno più la loro voce narrante e noi la loro memoria. Paolo già sapeva che sarebbe andata così: «Bombardati dal cielo con i missili e dall’artiglieria pesante, siamo un popolo che ha perso tutto. Ci hanno messo in una condizione di disperazione». E sapeva anche quali siano i frutti della disperazione: «Se non fosse stato per i miei voti, la mia funzione, il senso primario della mia vita, avrei ceduto alla tentazione di prendere un’arma per morire».

Questo però lo confessava, per provocarci, a noi. A loro, ai siriani, ha parlato con altre parole. Per esempio con queste, che ha pronunciato nell’intervista rilasciata a Raqqa poco prima del sequestro:

«Cari amici siriani, se ciascuno di noi chiude la sua mente e crede che le cose andranno come vuole lui, resterà deluso: procedendo in questo modo le cose andrebbero come vuole il diavolo, noi tutti perderemmo il Paese e ciascuno di noi perderebbe l’altro. Cari miei, pensiamo invece a cosa fare per mettere il Paese sulla strada della comprensione, della convivenza, della fratellanza, della democrazia matura e della fine del regime tirannico».

Paolo Dall’Oglio ha sempre un doppio registro: mistico con l’urgenza dell’impegno sociale, credente in Gesù e innamorato dell’islam, padre Paolo sa al contempo sia parlare all’opinione pubblica mondiale per far capire l’enormità della tragedia siriana sia all’opinione pubblica siriana per incoraggiarla sulla strada della fratellanza.

Prima che partisse per Raqqa, dove ha tentato un’ultima disperata missione umanitaria, sentii dire a Dall’Oglio: «Devo fare qualcosa. Le sofferenze dei siriani sono in me, come un dolore fisico, un laceramento delle carni che mi fa pensare alle doglie del parto». Forse si riferiva al parto democratico

vorrà pazienza e aiuto dello Spirito Santo per fondare amicizie durature, armonizzare le mentalità,che sognava e che non voleva abbandonare.

Dall’Oglio sapeva che il movimento nonviolento del 2011 era stato soppiantato da quel passeggero clandestinamente salito sul treno della «Primavera», il jihadismo iniettato in Siria. Ma ha scelto di non arrendersi, di non smettere di essere la voce narrante di Ghiyat e Caroline, persone vere, on nomi di fantasia. E così in un eternamente duplice sforzo ha tentato di dire agli insorti siriani di guardare bene dall’altra parte della barricata, di vedere che chi era con il regime ha in molti casi «paura dell’estremista islamico» e contemporaneamente di dire a noi di capire che «o ci mettiamo sulla strada della differenza oppure sulla strada della morte. O si accetta la differenza oppure la si sopprime. […] Dibattendo della Siria, tu e il tuo vicino, cristiano, musulmano, ebreo o altro, è di voi che parlate: discutete delle vostre stesse relazioni».

È per questo che il suo contributo più importante e attuale riguarda il dialogo. La lettura della Sacra Scrittura, ha sottolineato più volte Padre Paolo, spinge la Chiesa all’autoidentificazione con il popolo eletto, si riconosce in Sara, in Giacobbe. Questa lettura a suo modo di vedere fa perdere parte del pathos del testo, del dramma morale.

In un cruciale testo del 2007, apparso sul web magazine dei gesuiti, Popoli, Dall’Oglio scriveva: «Uno dei testi che più drammaticamente rappresenta questo discorso è la vicenda di Abramo e di Ismaele, il figlio che egli aveva avuto con Agar, la serva di Sara (cfr. Gen 21, 8 – 21) È il dramma in cui Abramo deve sacrificare il suo primogenito.

Secondo i musulmani il Corano sembra dire che il sacrificato è proprio Ismaele. Intendiamoci, non c’è uno sgozzamento di Ismaele, ma c’è un’obbedienza penosa, sofferta, di Abramo alle gelosie di Sara. Su indicazione di Dio, Abramo scaccia Ismaele e sua madre Agar. Così, quando Dio chiede ad Abramo di offrire il figlio Isacco, in realtà Abramo ha già offerto Ismaele. Ismaele è il primogenito. Se imparassimo a leggere il mistero della Chiesa nell’esclusione e non solo nell’elezione, allora le cose si illuminerebbero con altra luce. Abramo obbedisce alla logica dell’elezione e caccia la sua serva.Ma nella logica evangelica è proprio l’escluso che diventa l’eletto».

Il discorso si fa seducente e i simboli raccontati con cura da Padre Paolo parlano: Abramo dà ad Agar pane e acqua, segni sacramentali. Ismaele buttato sotto un arbusto del deserto ricorda a Dall’Oglio la croce, Agar nascosta dietro il suo velo di sofferenza, carica del figlio, gli ricorda Maria sotto la Croce, le prime lacrime della Bibbia sono le lacrime di Agar, lacrime materne. Poi nel deserto sgorga salvifica l’acqua (come si ricorda ancora oggi nel pellegrinaggio) e questo per Padre Paolo ricorda il grido di Gesù: «Ho sete!». «Si individua così un’interpretazione di questo episodio dell’Antico Testamento che, pur riconoscendo i segni dell’elezione, tuttavia si fa caricodell’esclusione» e questo a suo avviso dà valore cristologico ed ecclesiologico al grido degli esclusi, alle volte terrificante, «ma pertinente la storia della salvezza».

L’ermeneutica del Testo Sacro di padre Paolo Dall’Oglio punta a unire, a porre in relazione fraterna i figli dell’unico Dio e gli esclusi, le vittime di quella cultura dello scarto di cui parla da anni papa Francesco. Parlarne vale anche a dire ai suoi sequestratori che si può sequestrare un uomo, non le sue idee. Idee che oggi diventano di fortissima attualità rileggendo alla luce del dramma migratorio e del diffuso timore dell’altro quanto ha scritto già nel dicembre del 2007: «Quest’anno l’Adha, la festa del Sacrificio alla fine del pellegrinaggio abramitico alla Mecca, cade pochi giorni prima di Natale. Da secoli i vicini di casa cristiani e musulmani si rendono vicendevole visita per le feste cogliendo l’occasione per riconciliarsi quando necessario. Perchè non farlo anche in Italia? Magari con una telefonata prima: “Pronto? Parlo con l signor Mohammad? Volevo augurarle buona festa. Ha parenti al pellegrinaggio? Dio glieli riporti tutti a casa in buona salute. Vorrei venirla a trovare con mia moglie per farvi tanti auguri di persona”. È probabile che i vostri vicini vengano poi a trovarvi a Natale. Ci abituarsi alle diverse sensibilità».

 

AFRICA: UN GRIDO CHE NON TROVA SPAZIO – Angelo Nocent

 

Migranti: la storia ci giudicherà perché di fronte al massacro siamo restati fermi e zitti

AVVENIRE: “Pubblichiamo volentieri l’«appello africano» che padre Alex Zanotelli, comboniano, ha lanciato ai giornalisti e alle giornaliste italiani. Con lo stile, la passione evangelica e la libertà di giudizio che ben conosciamo dice la sua e, in buona misura, la nostra (visto che su “Avvenire” l’Africa e i suoi popoli hanno piena cittadinanza mediatica). Per quanto ci riguarda, possiamo assicurargli che col nostro stile, la stessa passione e una non minore libertà di giudizio continueremo a tenere gli occhi bene aperti e la voce e le pagine (cartacee e digitali) ben spiegate. (mt)”

Padre Alex Zanotelli

Cari colleghi e colleghe,
scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!).
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. 
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’«invasionne», furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’Onu si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: , dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’Eni a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Vigilanza sulla Rai e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Napoli, 17 luglio 2017 _ Da AVVENIRE

Corresponsabilità dei laici: soltanto un bel sogno? – Angelo Nocent

Francesco Montenegro tra i FBF

Il Card . Franceso Montengro è al centro, con gli occhiali scuri.

Nell’intervento del Card. Francesco Montenegro di cui ho già riferito nell’ultimo articolo, c’è la proposta di una piccola riforma liturgica che non necessita di ristampare i messali. : “Alla dfine della Messa – egli dice – sarebbe più corretto che dicessimo: “Va’ e anche tu fa lo stesso“.

Presidente della Commissione episcopale della carità e della salute, dialogando con gli operatori della salute Fatebenefratelli del Centro Pastorale della Provincia Lombardo-Veneta, il presule ha gettto un altro sasso nelle acque stagnanti: “Fate in modo che San Giovanni di Dio non sia solo un modello, provate a superarlo“.
A parlare è un Vescovo, non un opinionista. Guarda in faccia la realtà e negli occhi attoniti sia dei frati (i consacrati tutti) che dei laici, ai quali il Vangelo dice, senza tanti distinguo, la medesima cosa: “Va’ e anche tu fa lo stesso“.

Invito a leggere e riflettere su quanto Giuseppe Savignone scriveva già nel Maggio 2005 perché, purtroppo, il tema è ancora di attualità e quell’ ANCORA LONTANO sembra  essersi fermato.
Per superare questa perversa oscillazione tra una corresponsabilità clericale e un’irresponsabilità laicista – scriveva l’autore – il cristiano può e deve far riferimento al suo battesimo, che lo ha reso partecipe della regalità, della profezia e del sacerdozio di Cristo“. Anche nel nostro caso specifico, RELIGIOSI/LAICI in sanità, o si entra in questa logica, o non c’è Pastorale sanitaria che tenga, è solo un dire “pour parler”. 

Aggiornato di recente1271

Parole martellanti quelle del porporato che va in giro in vespa:

  1. «Se il povero, e il malato è il povero di salute, è presenza di Gesù, anche se ciò può essere scomodo, lo debbo contemplare. Se non so contemplare non so servire».

  2. “Dio ci meraviglia con la sua tenerezza e ci chiede di meravigliare con la nostra tenerezza coloro che avviciniamo».
  3. «Chiesa accanto ai malati. Dobbiamo darci da fare per essere Chiesa, per fare Chiesa. Voi quello che fate, lo fate nella Chiesa e per la Chiesa».

  4. Non siamo cristiani se non ci interessiamo delle cose dell’uomo. Ogni atto di carità è un atto di fede. Non sempre ogni atto di fede è un atto di carità», basti pensare al sacerdote e al levita che passarono diritti…

  5. «Controllate i 10 verbi della parabola del Samaritano. Se salto un verbo, non amo completamente. Basta prendere il Vangelo, se togliamo i poveri (i malati), nella Chiesa non c’è più Gesù.

  6. Un operatore sanitario/pastorale o un Vescovo che non si sporca le mani, non ha ancora finito di vivere il Vangelo». Con uno sguardo sul mondo.

  7. «Noi, sacerdoti e laici, dobbiamo tenere le porte aperte per permettere ai rumori di fuori di entrare e alle preghiere di dentro di uscire».

  8. Non siamo cristiani se non ci interessiamo delle cose dell’uomo. Ogni atto di carità è un atto di fede. Non sempre ogni atto di fede è un atto di carità»,

  9. basti pensare al sacerdote e al levita che passarono diritti… «Controllate i 10 verbi della parabola del Samaritano. Se salto un verbo, non amo completamente. Basta prendere il Vangelo, se togliamo i poveri (i malati), nella Chiesa non c’è più Gesù.

  10. Un operatore sanitario/pastorale o un Vescovo che non si sporca le mani, non ha ancora finito di vivere il Vangelo».

  11. Con uno sguardo sul mondo. «Noi, sacerdoti e laici, dobbiamo tenere le porte aperte per permettere ai rumori di fuori di entrare e alle preghiere di dentro di uscire».

  12. Sapete quante famiglie arrabbiate con Dio per la malattia non entrano mai in chiesa ma vi incontrano nella quotidianità? IL TERRITORIO E’ LA SFIDA. Se c’è una cosa che non si può delegare è l’amore.

  13. Il servizio ai POVERI si può fare, si deve fare. Le periferie dei nostri FRATELLI A LETTO sono segni Pasquali. E se la Chiesa non si accorge di questo…

  14. VOI (religiosi e laici) SIETE UNA RICCHEZZA NELLA CHIESA: sperimentate la bellezza di vivere una liturgia dove l’uomo è al centro senza chiedere il permesso“.

  15. Nei nostri consigli pastorali non ci sono i malati. Anche noi consideriamo di serie B quelli che la società considera di serie B».

  16. «se c’è un luogo umanizzante e umanizzato questo è proprio l’ospedale. È il luogo dove l’incontro è umanizzazione. Anche la Chiesa tante volte non è umanizzante. Le nostre Messe sembrano fabbriche di frigoriferi. Non guardiamo neppure il volto di chi ci sta vicino».

  17. «Il cristiano è colui che quando lo incontro mi lascia con il desiderio di Dio. Un cristiano che non riesce a contagiare glialtri non è un cristiano».

  18. «L’Eucaristia, l’amore e il malato coincidono. Se ho fame di pane e non sento fame del fratello che ha bisogno di amore, l’Eucaristia non l’ho ancora incontrata. Quando mangio Gesù, poi torno tra gli altri con Gesù nel cuore. Alla fine della Messa sarebbe più corretto che dicessimo: Va’ e anche tu fa lo stesso».

  19. Il nostro è un Dio inquietante e scomodo, perché è tra noi e con noi . Ha la faccia da uomo. Ha fame, ha sete, è solo, è senza vestiti, è malato. Ce lo possiamo trovare tra i piedi”.

  20. «Se ci siamo è perché dobbiamo scandalizzare, attraverso la profezia. Dobbiamo indignarci, sì, perché amiamo. Ma poi – avverte – dobbiamo proporre l’alternativa, con le maniche rimboccate e le scarpe sporche»

  21. Una Chiesa di misericordia è quindi una Chiesa “estroversa”, accogliente, “senza pareti e senza tetto, aperta a tutti, capace di accogliere tutti”.

  22. La carità è segno. Voi dovete essere quel tramite perché la Chiesa possa dire al mondo ‘guardate come siamo’ e i poveri possano dire ‘guardate come ci amano’.

  23. Il diaconato – ha aggiunto – acquista valore nella misura in cui i diaconi sono uomini di strada. Non c’è diaconia quando ci si avvicina all’altro con atteggiamento assistenzialistico. L’assistenza guarda ai bisogni della persona e dà risposte immediate, l’uomo aiutato attraverso la diaconia invece deve sentire l’incontro col Signore”.

  24. Il posto dei diaconi non è l’altare ma la strada”.  La strada che percorrete non vi porta all’altare ma dall’altare vi porta nel mondo”. Perché “il diacono è l’uomo che sta sull’uscio, l’uomo che guarda dentro e fuori. Il vostro compito è di aiutare la comunità a vivere la preghiera per farla diventare azione. Se non c’è questo punto di vista qualcosa nel diaconato non funziona. Dovete portare Dio nel mondo con i gesti di carità”.

  25. Più che sfogliare l’album dei ricordi, dovremmo accendere la fantasia dello spirito per immaginare quanto siamo chiamati a compiere oggi e domani, qui e altrove.

  26. «Se la laicità è una ricchezza, siete il respiro di Dio come sosteneva Giovanni Paolo II. Siete maggioranza. Quando si fa il passaggio da collaboratori a corresponsabili» anche all’interno delle nostre comunità?

  27. la carità non è un gingillo da indossare ogni tanto, è la tuta di ogni giorno.”

Laici - Savagnone

CORRESPONSABILITà DEI LAICI, OBIETTIVO ANCORA LONTANO

di Giuseppe Savagnone

Giuseppe Savagnone è nato Palermo nel 1944 e qui ha insegnato per quarantuno anni  Storia e Filosofia nei licei statali. E’ docente  della Scuola di formazione politica “Pedro Arrupe”, della Scuola superiore di specializzazione in bioetica e sessuologia dell’Istituto teologico S. Tommaso di Messina. Dall’anno accademico  2013-2014 è docente di Dottrina sociale della Chiesa preso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo.   Ha maturato la propria visione di fede all’interno di un piccolo gruppo spontaneo di universitari e professionisti, la cui attuale denominazione è “Comunità Cristo Sapienza”, di cui è stato uno dei fondatori e continua ad essere un responsabile. Collabora ancora oggi attivamente alla pastorale giovanile nella sua parrocchia (S.Espedito) come responsabile di un gruppo di universitari.


Giuseppe Savagnone 2
La collaborazione alla corresponsabilità. È il messaggio che viene dal Concilio e che è stato ribadito con forza da Benedetto XVI. Non un laicato che «dia una mano» ai pastori, e neppure che li «affianchi», restando comunque in un ruolo marginale, ma laici e laiche capaci di portare in prima persona, da protagonisti, il loro dono alla vita della Chiesa, secondo i loro rispettivi carismi.

A quasi cinquant’anni dalla fine del Vaticano II, siamo ancora lontani da questo obiettivo. Forse più di quanto lo fossimo all’indomani di esso. Il clima di entusiasmo che le sue conclusioni avevano destato in tutti, laici e presbiteri, si è da tempo dissolto. Al suo posto, un senso di disincanto tra i laici più avvertiti (ma molti, invece, sono più clericali dei preti!) e allarmanti sintomi di ritorno al passato da parte di un clero giovane, spesso meno aperto alla laicità e ai laici di quello più anziano, che aveva respirato l’aria del Concilio.

Certo, non mancano sforzi per coinvolgere i laici nella vita interna delle comunità cristiane. Anche per il rarefarsi delle vocazioni al sacerdozio ministeriale, molti laici e laiche ormai hanno un ruolo importante all’interno delle parrocchie. Ma bisogna stare molto attenti al rischio che questa valorizzazione dei laici si svolga all’insegna di una loro «sacralizzazione». Il dualismo tra sacro e profano, antico quanto la storia delle religioni,  comporta che il divino si manifesti in certi luoghi (i templi, le alture sacre, etc.), in certe attività (i riti, le celebrazioni, etc.), in certe persone (sacerdoti e sacerdotesse, etc.), mentre tutto ciò che appartiene al mondo della vita quotidiana rimane religiosamente irrilevante.

Il cristianesimo ha radicalmente superato, duemila anni fa, questa logica. Gesù, alla samaritana che vorrebbe discutere con lui se si debba adorare Dio sul monte Garizim o nel tempio di Gerusalemme, risponde che  è venuto il tempo in cui Egli deve essere adorato «in Spirito e verità». Non in un luogo, non con certi riti o con altri, ma ovunque ci si trovi e in ciò che si sta vivendo. Come scriveva Barsotti in un suo diario: «Nessun luogo è più santo di quello in cui tu ti trovi».

La nostra pastorale, invece, ha riprodotto il dualismo. I laici sono valorizzati dentro il tempio come lettori, accoliti, ministri straordinari della comunione, catechisti. Vice-preti. La ricchezza delle loro esperienze, delle loro idee, delle loro competenze rimane sulla soglia, irrilevante. Anzi, se qualcuno si azzarda a intavolare un discorso politico o una discussione culturale, viene subito zittito. Di queste cose in chiesa non si deve parlare. Ci si dividerebbe, si dice. E allora si resta in silenzio, tutti uniti ma da una fede che non si confronta con la realtà di quel mondo a cui, come laici, apparteniamo non solo sociologicamente, ma per vocazione (Giovanni Paolo II, Christifideles laici n. 15).

La corresponsabilità, allora, assume una valenza unilaterale, puramente intra-ecclesiale e svuotata di riferimento alla vita reale. Il contrapasso di ciò è che essa svanisce quando si torna a questa vita. Infatti, come, entrando nel tempio, si era lasciata dietro le spalle la propria identità «profana», così, quando se ne esce, si lascia alle spalle quella «sacra» e si torna ad essere vittime delle mode, dei luoghi comuni, degli stili di vita distorti di una società consumistica, all’insegna del più totale individualismo.
Per superare questa perversa oscillazione tra una corresponsabilità clericale e un’irresponsabilità laicista il cristiano può e deve far riferimento al suo battesimo, che lo ha reso partecipe della regalità, della profezia e del sacerdozio di Cristo.

Giuseppe-Savagnone

In forza della loro regalità i laici e le laiche sono chiamati a costruire secondo verità – e cioè secondo il progetto di Dio – sia le comunità ecclesiali di cui sono partecipi, sia le strutture sociali, politiche, economiche, i rapporti umani, le espressioni culturali del mondo in cui vivono. È questa regalità della verità l’unica che il Signore ha rivendicato (Gv 18,37), e che esclude ogni sete di potere e di successo, sia dentro che fuori la Chiesa.

La profezia come corresponsabilità dei laici nell’approfondimento del patrimonio della fede è garantita dal Concilio quando parla del «sensus fidei» dei fedeli. Ma è forse il momento di pensare anche alla possibilità di una «opinione pubblica» dentro la Chiesa, che lasci emergere la voce dei laici in molte questioni riguardanti la vita «profana», in cui sono spesso più competenti dei loro pastori. Senza dimenticare, naturalmente, che, mentre in campo politico –  dove l’autorità si fonda sul consenso – l’opinione pubblica è fondante, qui sarebbe solo una forma di partecipazione alla sinodalità del popolo di Dio. Il sacerdozio dei fedeli, infine, non è di serie B rispetto a quello dei presbiteri, perché è diverso per natura, non per grado (LG, n.10), e consiste nell’offerta della propria umanità. In forza di questo sacerdozio il laico e la laica non sono chiamati a svolgere solo funzioni ausiliarie (peraltro degnissime) dentro il tempio, ma a celebrare la loro liturgia per le strade del mondo, negli uffici, nelle scuole, nelle officine, in famiglia, nei luoghi dello svago, rendendosi così corresponsabili dell’offerta a Dio dell’universo e della storia.

Una prospettiva entusiasmante, che però suppone un’educazione adeguata. E’ uno degli aspetti della sfida cui gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio dovrebbero aiutarci a fare fronte. A condizione che le nostre comunità ecclesiali non li lascino sulla carta (come è avvenuto in gran parte per i precedenti) e si sforzino di tradurli in realtà.

Aggiornato di recente1266

«L’Eucaristia, l’amore e il malato coincidono”.

Se “in forza del loro sacerdozio il laico e la laica sono chiamati a celebrare la loro liturgia per le strade del mondo, negli uffici, nelle scuole, nelle officine, in famiglia, nei luoghi dello svago, rendendosi così corresponsabili dell’offerta a Dio dell’universo e della storia”, l’ospedale è luogo privilegiato di questa liturgia senza interruzione che si svolge nelle 24 ore sotto i segni pasquali dei FRTELLI A LETTO.

6250-Fatebenefratelli - Gran Sala ospedale della Pace - Napoli