IL SAMARITANO DON PRIMO MAZZOLARI – Angelo Nocent

Don Primo Mazzolari

Così PAOLO VI: «Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti.» Paolo VI

La luce, se è forte, può dare fastidio. Abbaglia. Eppure permette di vedere ciò che altrimenti resterebbe in ombra. Così stamattina papa Francesco ha ricordato don Primo Mazzolari a Bozzolo, prima tappa del viaggio in cui rende omaggio a due grandi parroci della Chiesa italiana del Novecento, Mazzolari e Milani.

Il ricordo, al di là delle parole, è stato reso forte e visibile con i lunghi minuti di preghiera intensa e silenziosa davanti prima all’immagine della Vergine e poi alla tomba di don Primo. Sono qui, ha detto nella chiesa parrocchiale di Bozzolo, «pellegrino sulle orme di due parroci che hanno lasciato una traccia luminosa». Un omaggio che, tramite Mazzolari e Milani, è a tutti i parroci, «la forza della Chiesa in Italia».

Il Samaritano – don Primo Mazzolari

Don Primo Mazzolari ha meditato e scritto sulla parabola del samaritano. Ed è finito per essere lui samaritano del suo tempo.

Un’esistenza a sua, dedicata soprattutto ai poveri e agli ultimi delle sue parrocchie – Cicognara e Bozzolo -, così pure ai lontani, alla pace, al rinnovamento della Chiesa e alla valorizzazione dei laici ben prima del Vaticano II; non a caso i suoi scritti e le sue omelie su questi temi attirarono più volte l’attenzione del Sant’Uffizio, con vari provvedimenti a suo carico. Il teologo don Bruno Bignami che sarà il postulatore della causa di beatificazione ha dichiara a caldo: «Don Primo rappresenta, anzitutto, il volto di un cristianesimo incarnato nella storia».

Papa Giovanni accogliendolo e riabilitandolo, lo ha definitotromba dello Spirito Santo in val Padana“.

  1. Fasciar piaghe, versarvi sopra olio e vino, mettere il ferito sulla cavalcatura, menarlo a un albergo, non sono imprese degne degli eroi di Plutarco, sono però le cose che in quel momento importavano davvero.

  2. Nulla è più stupido d’una grandezza dimentica di ciò che occorre per vivere e far vivere da uomo.

  3. Il Samaritano opera coi mezzi di cui dispone lì per lì. Non attende una condizione ideale, una perfezione, neanche aiuti.

  4. Quando un uomo muore, non si può attendere né pretendere.

  5. L’esigenza della perfezione, nei mezzi come nell’animo, è un altro rifiuto della neghittosità (pigrizia).

  6. Il santo non attende la perfezione prima di incominciare a fare il bene.

  7. «Chi fa la verità viene alla luce». Chi rimane inerte di fronte alla sofferenza dell’ora non ha né fede né carità. Le sue giustificazioni salgono da un fondo di gretto materialismo o di presunzione «scordata». Egli è un borghese dello spirito, mentre l’uomo veramente spirituale sa essere, all’occorrenza, imprevidente e temerario, alla maniera del Vangelo.

  8. «Non fate provvisione né d’oro, né d’argento, né di rame nelle vostre cinture, né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari, né di bastone». E la missione che il Cristo affidava agli apostoli, dopo averli così equipaggiati, non è una missione qualunque. «Sanate gli infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, cacciate i demoni e dite: il regno dei cieli è vicino» (Mt 10,8).Sta bene che l’uomo senta nell’agire il tormento della propria imperfezione. Forse è proprio questo tormento che non ci lascia pace, che ci spinge avanti di speranza in speranza, d’insuccesso in insuccesso, che spezza le radici dell’orgoglio, e ci mostra, proprio nel momento in cui muoviamo in aiuto di un fratello, tutta la nostra miseria, forse è, dico, proprio questo senso di non poter compiere quello che si deve compiere, la cosa più divina in noi. Il pungolo che ci tiene fedeli alla vita. La fonte che ci abbevera eternamente.

  1. Che io aiuti, che io non aiuti, il male rinasce sempre, e mai, mai devo credermi al termine della mia fatica. Mai avrò compiuto perfettamente il mio dovere: eppure ci sarà sempre una voce che mi chiamerà all’opera, ancora, ancora. Non è questo il divino? Non è questo il cammino che porta a Dio?

  2. Il Samaritano fa una cosa per volta: procede con calma e con ordine. Non ha fretta pur avendone molta. Chi crede non ha fretta, quantunque preghi ansiosamente: «Signore, vieni subito in mio aiuto».

  3. Il tempo non è tempo per chi sa d’essere eterno e sa che non si può camminare davanti alla Provvidenza.

  4. Nella calma dell’animo e dell’opera, la sollecitudine rimane ancor più viva e moltiplica energie e intelligenza. Il suo ufficio, in questo momento, ha confini precisi; egli vi si dedica interamente, badando di non oltrepassarli neppur col desiderio.

  5. Quello che può accadere par quasi non lo riguardi. Comunque riesca il suo sforzo, il bene ch’egli fa, vince il male degli altri, cioè il suo male di ieri. «E quando avete fatto ogni cosa dite: sono un servo inutile».

[don Primo Mazzolari, Il Samaritano]

Ma non finisce qui…

Fiume, cascina e pianura, i tre scenari della vita di don Primo, sono anche tre grandi simboli:

  • il fiume, «la potenza della grazia di Dio che scorre incessantemente verso il mondo».
  • La cascina, «famiglia di famiglie».
  • La grande pianura, «senza rassicuranti confini».

Mazzolari profeta: Papa Francesco: «La sua profezia si realizzava

  • nell’amare il proprio tempo,
  • nel legarsi alle persone che incontrava,
  • nel cogliere ogni possibilità di annunciare la misericordia di Dio».

Mai prigioniero dei rimpianti, del devozionismo che estranea dal mondo; e sempre obbediente, «in piedi, da adulto e contemporaneamente in ginocchio, baciando la mano del suo vescovo, che non smetteva di amare».

La lezione di Mazzolari è racchiusa nell’invito finale che Francesco rivolge ai preti radunati nella chiesa parrocchiale: «Vi incoraggio, fratelli sacerdoti, ad ascoltare il mondo, senza temere di attraversare deserti e zone d’ombra. Così possiamo diventare Chiesa povera per e con i poveri, la Chiesa di Gesù».

Il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, che gli ha rivolto il saluto ufficiale: «Oggi sentiamo qui, intorno a lei, lo stesso profumo di Vangelo e di vera umanità. Che continua a consolare i semplici e infastidire quelli che si credono potenti» e ha annunciato che il 18 settembre si aprirà ufficialmente il processo diocesano per la beatificazione del servo di Dio don Primo Mazzolari.

Al termine, il Papa ha visitato lo studio di Mazzolari, nella casa parrocchiale. Alla fine papa Francesco ha recitato una preghiera di don Primo: 

Signore Gesù, sei venuto per tutti:

  • per coloro che credono e per coloro che dicono di non credere. Gli uni e gli altri, a volte questi più di quelli, sperano perché il mondo vada un po’ meglio.

  • O Cristo, sei nato “fuori dalla casa”. E sei morto “fuori della casa” e sei morto “fuori della città” per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro.

  • Nessuno è fuori dalla salvezza, o Signore, perché nessuno è fuori del tuo amore, che non si sgomenta né si ritira per le nostre opposizioni o i nostri rifiuti.

  • Tu, o Cristo, non hai bisogno di passare dall’altra parte, perché sei di qua e di là, sei il Salvatore degli orientali e degli occidentali; sei con tutti, non per dare ragione a tutti, ma per amare tutti.

  • O Gesù, facendoti uomo, non hai scelto la strada dritta, né quella che arriva prima, hai preso la strada che arriva secondo il passo dell’uomo.

  • Per salvarci, per la fretta di salvarci, non hai voluto rischiare di spaccare l’uomo.

  • L’infinita tua pazienza può irritare, o Signore, ma solo coloro che preferiscono il giudizio alla misericordia, la lettera allo spirito, il trionfo della verità alla esaltazione della carità, lo schema all’uomo.

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OSPITALITA’ Prêt-à-porter – Angelo Nocent

OSPITALITA’ Prêt-à-porter – Angelo Nocent

A settantacinque anni dal mio Battesimo, continuo a interrogarmi su alcuni temi che da sempre mi stanno a cuore. Quando sento dai discepoli di San Giovanni di Dio parlare di NUOVA OSPITALITA’ provo un senso di smarrimento. E mi chiedo: l’ ”ospitalità” è un carisma o un abito Prêt-à-porter, che significa “pronto da indossare” ?

Attingendo alla moda, forse il paragone può essere illuminante. In opposizione all’alta moda (la haute couture), il prêt-à-porter è costituito da abiti realizzati non su misura del cliente, ma venduti finiti in taglie standard pronti per essere indossati. Rappresenta il passaggio dalla sartoria artigianale e dal vestito su misura, alla industrializzazione del tessile con la standardizzazione delle taglie che permette la produzione in serie degli abiti.

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Nella proliferazione dei dibattiti dove si ascolta di tutto, è auspicabile che per carisma si continui a credere al significato che gli attribuisce San Paolo. Perché cotti e mangiati va bene solo nella pubblicità televisiva. Per la praticità del lettore riporto il testo biblico, anche se allunga lo scritto:

1-san-paolo-9A uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue” (1Cor 12,8-10).

1Fratelli, parliamo ora dei doni dello Spirito. Voglio che abbiate le idee chiare in proposito. 2Sapete bene che, prima di conoscere Dio, vi lasciavate continuamente trascinare verso idoli muti. 3Vi assicuro perciò che nessuno può dire: “Gesù è maledetto!“, se è veramente guidato dallo Spirito di Dio. D’altra parte, nessuno può dire: “Gesù è il Signore“, se non è veramente guidato dallo Spirito Santo.

4Vi sono diversi doni, ma uno solo è lo Spirito. 5Vi sono vari modi di servire, ma uno solo è il Signore. 6Vi sono molti tipi di attività, ma chi muove tutti all’azione è sempre lo stesso Dio. 7In ciascuno, lo Spirito si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune. 8Uno riceve dallo Spirito la capacità di esprimersi con saggezza, un altro quella di parlare con sapienza. 9Lo stesso Spirito a uno dà la fede, a un altro il potere di guarire i malati. 10Lo Spirito concede a uno la possibilità di fare miracoli, e a un altro il dono di essere profeta. A uno dà la capacità di distinguere i falsi spiriti dal vero Spirito, a un altro il dono di esprimersi in lingue sconosciute, e a un altro ancora il dono di spiegare tali lingue. 11Tutti questi doni vengono dall’unico e medesimo Spirito. Egli li distribuisce a ognuno, come egli vuole.

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Il corpo e le sue parti 2Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo. 13E tutti noi credenti, schiavi o liberi, di origine ebraica o pagana, siamo stati battezzati con lo stesso Spirito per formare un solo corpo, e tutti siamo stati dissetati dallo stesso Spirito. 14Il corpo infatti non è composto da una sola parte, ma da molte.

15Se il piede dicesse: “Io non sono una mano, perciò non faccio parte del corpo”, non cesserebbe per questo di fare parte del corpo. 16E se l’orecchio dicesse: “Io non sono un occhio, perciò non faccio parte del corpo”, non cesserebbe per questo di essere parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? O se tutto il corpo fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 18Ma Dio ha dato a ciascuna parte del corpo il proprio posto secondo la sua volontà.

19Se tutto l’insieme fosse una parte sola, dove sarebbe il corpo? 20Invece le parti sono molte, ma il corpo è uno solo. 21Quindi l’occhio non può dire alla mano: “Non ho bisogno di te”, o la testa non può dire ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. 22Anzi, proprio le parti del corpo che ci sembrano più deboli, sono quelle più necessarie. 23E le parti che consideriamo meno nobili e decenti, le circondiamo di maggior premura. 24Le altre parti considerate più nobili non ne hanno bisogno. Dio ha disposto il corpo in modo che venga dato più onore alle parti che non ne hanno. 25Così non ci sono divisioni nel corpo: tutte le parti si preoccupano le une delle altre. 26Se una parte soffre, tutte le altre soffrono con lei; e se una parte è onorata, tutte le altre si rallegrano con lei.

27Voi siete il corpo di Cristo, e ciascuno di voi ne fa parte. 28Dio ha assegnato a ciascuno il proprio posto nella chiesa: anzitutto gli apostoli, poi i profeti, quindi i catechisti. Poi ancora quelli che fanno miracoli, quelli che guariscono i malati o li assistono, quelli che hanno capacità organizzative e quelli che hanno il dono di parlare in lingue sconosciute. 29Non tutti sono apostoli o profeti o catechisti. Non tutti hanno il dono di fare miracoli, 30di compiere guarigioni, di parlare in lingue sconosciute o di saperle interpretare. 31Cercate di avere i doni migliori.”.

Poi l’Apostolo metterà in guardia: Ora vi insegno qual è la via migliore: …)

Il dono dell’assistenza, dell’accoglienza, dell’ospitalità…sono usati in particolare nei papiri del tempo dei Tolomei ed ha il significato di difesa o soccorso dati per un’autorità superiore. Nel nostro caso è l’espressione della carità al servizio della comunità. L’ospitalità non è che il farsi prossimo.

Oggi il termine carisma ha fatto fortuna in politica e perfino nello sport. Ragione in più per evitare di contrabbandarne il senso.

Il termine ospitalità facilmente rimanda a San Giovanni di Dio, i cui discepoli impegnano la loro vita con un voto solenne nella Chiesa di farsi prossimo come stile di vita, in ogni circostanza.

Ma qui è proprio il caso di fare una doverosa sottolineatura: San Giovanni di Dio non è grande perché “fondatore dell’ospedale moderno”. Questa è la tesi del Lombroso e può anche essere accolta e perfino gratificare quei discepoli che vivono di nostalgie di un glorioso passato che non tornerà. A meno che…
Ma la grandezza del Fondatore è altrove: sta nel miracolo della Grazia che ha trasformato un uomo mediocre in un uomo nuovo, un uomo di Dio, misericordioso, dove appare evidente l’incarnazione di Gesù di Nazareth nella sua persona. Perciò nuova ospitalità può soltanto significare uomini nuovi, ossia che profumano di Cristo. Tutto il resto è fantasia. Perché oggi gli ingegneri e gli addetti ai lavori, sanno fare ospedali bellissimi, i ricercatori mettono sul mercato farmaci miracolosi, ma solo la Grazia, ossia lo Spirito Santo sa mettere in circolazione uomini nuovi, ossia fedeli al modello originale: “a sua immagine e somiglianza”. Di Lui che «Consacrato in Spirito Santo e potenza -Gesù di Nazareth- passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui» (At 10,36). Queste tesi all’Università di Medicina non vengono nemmeno prese in considerazione.

Sono cose che dobbiamo ricordare e condividere, altrimenti la “baracca” messa in piedi da Giovanni di Dio e dai suoi primi discepoli e saldamente costruita sulla roccia (Preghiera, penitenza, càmice, sacrificio fino all’eroismo…) va in rovina perché ri-edificata sulla sabbia di ragionamenti molto umani ma inconsistenti.

Padre Brescianini 2

Proprio in questi giorni in riva all’azzurro mare di Varazze (SV) si va svolgendo il VI° modulo della scuola dell’Ospitalità:il Manager umanizzato e umanizzante“. A quelli della periferia esistenziale, giungono solo foto panoramiche, volti, nomi di oratori importanti (…Lapic, Villa, Brescianini), titoli fantastici, ancorché incomprensibili, e chissà se mai verremo a conoscenza delle dotte riflessioni, probabilmente riservate a quel pugno di manager FBF.  Io sono fermo a  quel non-titolo-accademico,  massimo onere-onorificenza di “fratello maggiore – hermano major”, tramandatoci dalle prime Cosituzioni. Ma ascoltando il simpatico benedettino P. Brescianini, dalle sue parole può giungere il cairòs, l’occasione da non perdere per la  ri-conversione.

Ma torniamo al carisma.

Queste considerazioni dell’apostolo Pietro riassumono tutta la vita di Gesù. Sono pronunciate in un contesto molto particolare, quello del Battesimo del primo pagano. Chiamato a recarsi preso il centurione Cornelio, Pietro inizia a superare un divieto: lui, un ebreo rispettoso della legge, non può entrare normalmente nella casa di uno straniero; sarebbe un’impurità per la legge. Ma in una visione il Signore gli ha fatto capire che Dio non fa differenze tra le persone: «non si deve evitare nessun uomo come impuro» (At 10,28)

Allora Pietro si assume il rischio. Una volta in casa, parla di Gesù, 38Avete sentito parlare di Gesù di Nàzaret, che Dio ha consacrato con lo Spirito Santo e con la sua potenza. Egli è passato dovunque facendo del bene e guarendo tutti quelli che il demonio teneva sotto il suo potere: Dio infatti era con lui. 39Del resto, noi siamo testimoni di tutto quello che Gesù ha fatto nel paese degli Ebrei e a Gerusalemme. Lo uccisero mettendolo in croce, 40ma Dio lo ha fatto risorgere il terzo giorno e ha voluto che si facesse vedere 41non a tutto il popolo, ma a noi scelti da Dio come testimoni. Infatti dopo la sua risurrezione dai morti, noi abbiamo mangiato e bevuto con Gesù; 42poi egli ci ha comandato di annunziare al popolo e di proclamare che egli è colui che Dio ha posto come giudice dei vivi e dei morti. 43Tutti i profeti hanno parlato di Gesù dicendo che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati: lui infatti ha il potere di perdonare”.

Pietro parla come gli ha insegnato la mamma e lo Spirito gli suggerisce le cose da dire. Non ha un interprete e pare lo capiscano tutti.

«Gesù Cristo che è il Signore di tutti gli uomini» (At 10,37) Egli espone a grandi tratti ciò che caratterizza la sua esistenza. In quest’elogio del Maestro nessuna menzione di parole, di gesti o di atteggiamenti che sarebbero la specificità di un buon israelita, come per esempio la preghiera al Tempio di Gerusalemme, l’osservanza del sabato e delle preghiere rituali…Egli va direttamente all’essenziale, che è anche il più umano: Gesù ha fatto il bene, e particolarmente ha rimesso in piedi innumerevoli infermi, significando con ciò che «Dio era con lui» (At 10,38).

Fare il bene! Quali che siano il luogo, la religione, il grado di «civiltà». Che parliamo dei Santi Giovanni di Dio, Riccardo Pampuri, Benedetto Menni, Madre Teresa di Calcutta o della persona la più anonima, è questo che ricordiamo: «le loro opere li seguono», dice l’Apocalisse (14,13).

San Giovanni di Dio è ricordato perché è passato facendo del bene. E l’Apocalisse ne conferma il motivo: “13Poi udii una voce che diceva dal cielo: “Scrivi: Beati i morti che d’ora innanzi muoiono uniti al Signore. Sì, beati, dice lo Spirito, perché troveranno riposo dalle loro fatiche, e il bene che hanno fatto li accompagna“. Questo sì che è motivo di orgoglio. E di disagio quando ci si rende conto che “fare il bene” non è come “dire il bene”.

Padre Brescianini

Ciò nonostante, bisogna sottolineare l’importanza del «fare»; Gesù è stato un realizzatore, non si è contentato di parlare del bene in sé, o di incoraggiare gli altri a praticarlo. Non si è limitato neanche a praticare il bene codificato come tale nella società religiosa del suo tempo. Davanti a degli ascoltatori recalcitranti, dalla sguardo deformato, talvolta è stato spinto a nominare il vero bene, a chiamarlo per nome, a stabilire la gerarchia dei valori. A più riprese, opera delle guarigioni il giorno di sabato, guarisce un uomo dalla mano inaridita. Di fronte alle reazioni ostili, pone la sola domanda che vale: «Che cosa è permesso in giorno di sabato secondo la legge? Fare del bene o fare del male? Salvare la vita di un uomo o lasciarlo morire?» (Lc 6,9).

In Matteo Gesù aggiunge: “Se uno di voi ha soltanto una pecora e questa, in giorno di sabato, va a cadere in un fosso, certo la afferra e la tira fuori. 12E un uomo non vale molto più di una pecora? Perciò la Legge permette di fare del bene a qualcuno anche se è sabato.” (Mt 12,11-12).

  • Salvare una vita;
  • salvare la vita di ogni uomo e di ogni donna;
  • salvare il bambino prigioniero della morte, come il figlio della vedova di Naim (Lc 7,11-17)
  • o la figlia di Giairo (Mc 5,21-43; Mt 9,18-26; Lc 8,40-56;);
  • guarire i lebbrosi osando toccarli (Mc 1,40-45; Mt 8,2-4; Lc 5,12-16; 17,11-19);
  • restituire la vista al cieco di Gerico sul bordo della strada (Mc 10,32-34; Mt 20,29-34; Lc 18,35-43)…

Aggiornato di recente1498

Che meraviglia! Giovanni di Dio non è un frate, solo un venditore ambulante finito casualmente a Granada dove ha trovato finalmente un buco di negozio per fermarsi e smetterla di girovagare. E’ semplicemente un cristiano. Ancor più semplicemente è un passante fra i tanti che popolano la città. Proprio quando non ha più voglia di camminare col fardello pesante in spalla e un carretto di libri da tirare, finirà per camminare senza sosta più di prima. Quando ha deposto la sua vita all’Eremo di San Sebastiano per una “vita nuova”, diventa traghettatore di vita pasquale, perché non è Gesù ma si fa un Gesù come il Maestro, ma in miniatura, : “Io sono la porta per le pecore… chi entra attraverso me sarà salvo. Potrà entrare e uscire e trovare cibo. 10Il ladro viene soltanto per rubare, uccidere o distruggere. Io invece sono venuto perché abbiano la vita, una vita vera e completa” (Gv 10,10). E’ il mestiere che fa ogni giorno. Di giorno e di notte.

Il bene che ha fatto perdura. Il nuovo è assumerne l’eredità, quella vera.

Par di capire, ma non ne sono sicuro, che la NUOVA OSPITALITA’, in Italia e nel Mondo, per alcuni –spero pochi o nessuno– tenda ad esaurirsi dietro una scrivania, una comoda poltrona, aria condizionata, televisore, computer, auto e benzina sempre a disposizione, carta di credito, soldi, congressi, viaggi aerei intercontinentali…E pare che il malato, la carne di Cristo e le tante fragilità, siano tenuti a debita distanza, appena sfiorati con la vista. Ma basta parlarne poi con grinta profetica…e si ha e si l’impressione del nuovo che avanza. Ma il carisma, se c’è, non è un Prêt-à-porter, un “pronto da indossare” per far bella figura in ogni circostanza, con poca spesa. Se così fosse, la Chiesa universale che continua a invocare i santi Giovanni di Dio, Menni, Pampuri e una schiera di precursori in Cielo…, di questo nuovo non ne sente proprio il bisogno. Il Papa è il primo a storcere il naso.

LA MADONNA DEL PATROCINIO MANDA A DIRE…Angelo Nocent

 

Aggiornato di recente1483

LO SGUARDO PROFETICO DI CARLO MARIA MARTINI

IL FICO STERILE –  Mt 21,18-19

1-Caravaggio - Vocazione di S. Matteo18 La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. 19 Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse:

«Non nasca mai più frutto da te». E subito quel fico si seccò.

Milano Inaugurazione Casa della Carità in Via Brambilla
NELLA FOTO: IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI PH DE GRANDIS/EMMEVI PHOTO

FOGLIE-PAROLE
Cosa rappresenta nella vita ecclesiale di Matteo questo fico sterile che ha grandi foglie, grandi apparenze, e si presenta bene? Riflettiamoci. E credo che nessuno può sottrarsi alla impressione dolorosa che noi, come Chiesa, stiamo vivendo oggi in un certo momento di sterilità: gradi foglie, cioè parole, raduni, congressi, risoluzioni, incontri, sedute lunghissime, programmi...

E i frutti?

Seminari vuoti, noviziati vuoti, chiese vuote. Quando si paragonano le foglie con i frutti, siamo tentati di pensare che forse era meglio quando c’erano meno foglie e più frutti.

Quest’impressione di sterilità, guardandosi intorno, non si può non averla, anche se ci sono molti segni di risveglio e non vogliamo dare giudizi globali. Però, c’è una verità in questa parola: MOLTA APPARENZA, molte belle parole, molte coperture auree hanno dietro POCO, molti programmi di rinnovamento si basano su quei pochi che sono rimasti a far girare la ruota.

anovella

Questa situazione certamente ci colpisce se guardiamo attorno. Ma se poi l’applichiamo a noi, certo ciascuno deve chiedersi quanto il Signore vede in noi foglie, cioè parole, propositi, impegni, programmi, e quanto poco frutto, cioè capacità di GENERARE ALTRI ALLA FEDE, che in fondo è il frutto, capacità di convertire altri, di comunicare l’amore di Dio, di farli vivere.

Donare se stessi a Dio si manifesta nella capacità di donare anche agli altri quella scintilla di amore per il Signore che egli ha messo in noi. Qui certo dobbiamo interrogarci, non soltanto sui frutti che il Signore nella sua bontà ci perette di raccogliere, ma sul rapporto tra foglie e frutti, tra ciò che potremmo fare e ciò che in realtà siamo in tutta la vita.

Aggiornato di recente1480

3132-San Riccardo - Brescia

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SAN RICCARDO TORNI A PARLARE AI GIOVANI UNIVERSITARI

2013-11-203

Traduzioni google

La Virgen del Patrocinio envía a decir …

EL PROFÉTICO BUSCANDO CARLO MARIA MARTINI

ESTERIL FICO Mt 21: 18-19

1-Caravaggio - Vocazione di S. Matteo18 A la mañana siguiente, cuando regresaba a la ciudad, tenía hambre. 19 Cuando vio una higuera en la calle, se acercó a él, pero no encontró nada más que hojas, y dijo: “Ningún fruto te nacerá jamás”. E inmediatamente esa figura está seca.

HOJAS DE PALABRAS

¿Qué tiene esta higuera estéril en la vida eclesial de Mateo tiene grandes hojas, grandes apariencias, y se ve bien? Vamos a pensar. Y yo creo que nadie puede escapar de la dolorosa impresión de que nosotros, como Iglesia, estamos viviendo en un tiempo de infertilidad: grados hojas, que son palabras, reuniones, conferencias, resoluciones, reuniones, largas sesiones, programas … Y los premios?

Seminarios tambaleantes, novatos vacíos, iglesias vacías. Cuando comparamos hojas con frutas, estamos tentados a pensar que tal vez fue mejor cuando había menos hojas y más frutas.

Esta impresión de esterilidad, mirando a su alrededor, no puede ser sin ella, aunque hay muchas señales de despertar y no queremos emitir juicios globales. Pero hay una verdad en esta palabra: MUY APARENTE, muchas palabras bonitas, muchas conchas de oro detrás de POCO, muchos programas de renovación se basan aquí en pocos que se han quedado para poner el volante.

Esta situación ciertamente nos golpea si miramos alrededor. pero

a continuación, si lo aplicamos a nosotros, de que cada uno tiene que preguntarse lo que el Señor ve en nosotros hojas, que son palabras, intenciones, compromisos, programas y lo poco de fruta, que es la capacidad de generar otras FE, que es básicamente el resultado, la capacidad convertir a otros, comunicar el amor de Dios, hacerlos vivir.

Entregarse a Dios se manifiesta en la capacidad de dar a los demás la chispa de amor por el Señor a quien él ha puesto en nosotros. Aquí, sin duda, hay que preguntarse, no sólo en el fruto que el Señor en su bondad hizo para recoger las peras, pero la relación entre las hojas y frutas, entre lo que hacemos y lo que somos en realidad en la vida.

1-Maria - Beata Vergine del Patrocinio 2-001

The Madonna of Patronage sends to say …

THE PROPHETIC LOOKING FOR CARLO MARIA MARTINI

STERILE FICO Mt 21: 18-19

18 The next morning, as he returned to town, he was hungry. 19 When he saw a fig tree in the street, he approached him, but he found nothing but leaves, and said, “No fruit will ever be born to you.” And immediately that fig is dry.

LEAVES-WORDS

What does this sterile fig tree in Matthew’s ecclesial life have great leaves, great appearances, and does it look good? Let’s think. And I believe that no one can escape the painful impression that we, as a Church, are living at a certain moment of sterility today: degrees of leaves, that is words, rallies, congresses, resolutions, meetings, long sessions, programs … And the fruits?

Seminaries wobbly, empty novices, empty churches. When we compare leaves with fruits, we are tempted to think that maybe it was better when there were fewer leaves and more fruits.

This impression of sterility, looking around, can not be without it, although there are many signs of awakening and we do not want to give global judgments. But there is a truth in this word: VERY APPARENT, many beautiful words, many gold shells have behind POCO, many renovation programs are based here on few that have remained to turn the wheel.

This situation certainly strikes us if we look around. But

if we apply it to us, then each must wonder how much the Lord sees within us leaves, that is words, intentions, commitments, programs, and how little fruit, that is, the ability to GENERATE OTHER THAN FAITH, that in the end is the fruit, to convert others, to communicate the love of God, to make them live.

To give oneself to God manifests itself in the ability to give others the spark of love for the Lord whom he has put into us. Here we have to question ourselves not only about the fruits that the Lord in his goodness has begun to gather, but on the relationship between leaves and fruits, between what we could do and what we really are in our whole life.

1-Maria - Beata Vergine del Patrocinio 2

Die Madonna der Patronage schickt …

DER PROPHETISCHE SUCHE NACH CARLO MARIA MARTINI

STERILE FICO Mt. 21: 18-19

1-Caravaggio - Vocazione di S. Matteo18 Am nächsten Morgen, als er in die Stadt zurückkehrte, war er hungrig. 19 Als er einen Feigenbaum auf der Straße sah, kam er auf ihn zu, aber er fand nichts als Blätter und sagte: “Keine Frucht wird dir jemals geboren werden.” Und sofort ist diese Feige trocken.

LEAVES-WÖRTER

Was hat dieser sterile Feigenbaum in Matthäus ‘kirchlichem Leben große Blätter, große Erscheinungen, und sieht er gut aus? Lassen Sie uns denken. Und ich glaube, dass niemand den peinlichen Eindruck entziehen, dass wir, als Kirche, wir sind jetzt in einer Zeit der Unfruchtbarkeit leben: Grad Blätter, die Worte sind, Kundgebungen, Konferenzen, Resolutionen, Tagungen, lange Sitzungen, Programme … und die Belohnungen?

Seminare wacklig, leere Novizen, leere Kirchen. Wenn wir Blätter mit Früchten vergleichen, sind wir versucht zu denken, dass es vielleicht besser wäre, wenn es weniger Blätter und mehr Früchte gäbe.

Dieser Eindruck von Sterilität, der sich umschaut, kann nicht ohne ihn sein, obwohl es viele Anzeichen des Erwachens gibt und wir keine globalen Urteile abgeben wollen. Aber es gibt eine Wahrheit in diesem Wort: Sehr schön, viele schöne Worte, viele Goldschalen haben hinter POCO, viele Renovierungsprogramme basieren hier auf wenigen, die geblieben sind, um das Rad zu drehen.

Diese Situation fällt uns auf jeden Fall auf, wenn wir uns umsehen. aber

dann, wenn wir es uns sicher, dass jeder anwenden muss mich fragen, was der Herr sieht in wir verlassen, das sind Worte, Absichten, Verpflichtungen, Programme und wie wenig Obst, das heißt die Fähigkeit, anderen Glauben erzeugen, die im Grunde das Ergebnis ist, Kapazität andere bekehren, die Liebe Gottes mitteilen, sie lebendig machen.

Sich Gott zu geben, zeigt sich in der Fähigkeit, anderen den Funken der Liebe zu geben, den er dem Herrn gegeben hat, den er in uns gesetzt hat. Hier, natürlich, müssen wir uns fragen, nicht nur auf die Frucht, die der Herr in seiner Güte Birnen tat zu sammeln, aber das Verhältnis zwischen Blättern und Früchten, zwischen dem, was wir tun und was wir sind eigentlich im Leben.

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La Madone du Patronage envoie pour dire …

LA PROPHETIQUE RECHERCHE DE CARLO MARIA MARTINI

FICO STÉRILE Mt 21: 18-19

1-Caravaggio - Vocazione di S. Matteo18 Na manhã seguinte, quando ele voltou para a cidade, ele estava com fome. 19 Quando viu uma figueira na rua, ele se aproximou dele, mas ele não encontrou mais que sair e disse-lhe: “Nenhum fruto jamais crescerá para você”. E imediatamente que a figueira está seca.

MOTS-CONGÉS

Qu’est-ce que ce figuier stérile dans la vie ecclésiale de Matthew a de grandes feuilles, de grandes apparences, et est-ce que ça a l’air bien? Réfléchissons. Et je crois que personne ne peut échapper à l’impression douloureuse que nous, comme Église, nous vivons dans un temps de l’infertilité: degrés feuilles, qui sont des mots, des rassemblements, des conférences, des résolutions, des réunions, des longues sessions, des programmes … Et les récompenses?

Séminaires bancals, novices vides, églises vides. Lorsque nous comparons les feuilles aux fruits, nous sommes tentés de penser que c’était peut-être mieux quand il y avait moins de feuilles et plus de fruits.

Cette impression de stérilité, en regardant autour, ne peut pas être sans elle, bien qu’il y ait beaucoup de signes d’éveil et nous ne voulons pas donner de jugements globaux. Cependant, il y a une vérité dans cette parole: LOT DE COMPARUTION, beaucoup de belles paroles, de nombreuses haies d’or derrière POCO, un grand nombre de programmes de renouvellement sont fondées sur quelques-uns ici qui sont laissés pour faire tourner la roue.

Cette situation nous frappe certainement si nous regardons autour de nous. mais

alors si nous l’appliquons à nous, que chacun doit se demander ce que le Seigneur voit en nous laisse, qui sont des mots, des intentions, des engagements, des programmes et la façon dont peu de fruits, qui est la capacité GÉNÉRATION AUTRES FOI, qui est essentiellement le résultat, la capacité convertir les autres, communiquer l’amour de Dieu, les faire vivre.

Se donner à Dieu se manifeste dans la capacité de donner aux autres l’étincelle d’amour pour le Seigneur qu’il a mis en nous. Ici, certes, nous devons nous demander, non seulement sur le fruit que le Seigneur, dans sa bonté a fait des poires pour recueillir, mais la relation entre les feuilles et les fruits, entre ce que nous faisons et ce que nous sommes réellement dans une vie.

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A Madonna of Patronage envia para dizer …

O PROFÉTICO PROCURANDO CARLO MARIA MARTINI

STERTER FICO Mt 21: 18-19

Folha-PALAVRAS

O que esta figueira estéril na vida eclesial de Mateus tem ótimas folhas, ótimas aparências e parece bom? Vamos pensar. E acredito que ninguém pode escapar da dolorosa impressão de que nós, como Igreja, estamos vivendo em certo momento de infertilidade hoje: graus de folhas, palavras, comícios, congressos, resoluções, reuniões, longas sessões, programas … E os frutos?

Seminários bamboleantes, novatos vazios, igrejas vazias. Quando comparamos as folhas com frutas, estamos tentados a pensar que talvez fosse melhor quando havia menos folhas e mais frutas.

Essa impressão de esterilidade, olhando ao redor, não pode estar sem ela, embora haja muitos sinais de despertar e não queremos dar julgamentos globais. Mas há uma verdade nesta palavra: MUITO APARENTÁVEL, muitas palavras lindas, muitas conchas de ouro têm por trás do POCO, muitos programas de renovação baseiam-se aqui em poucos que permaneceram para girar a roda.

Esta situação certamente nos atinge se olharmos ao redor. mas

Se aplicarmos a nós, cada um deve se perguntar o quanto o Senhor vê dentro de nós, isto é, palavras, intenções, compromissos, programas e quão pouca fruta, ou seja, a capacidade de gerar além da fé, que no final é o fruto, para converter os outros, para comunicar o amor de Deus, para fazê-los viver.

Dar-se a Deus manifesta-se na capacidade de dar aos outros a centelha do amor para o Senhor que ele colocou em nós. Aqui, temos que questionar-nos não só sobre os frutos que o Senhor em seu bem começou a reunir, mas sobre a relação entre folhas e frutos, entre o que podemos fazer e o que realmente estamos em toda a nossa vida.

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1-Caravaggio - Vocazione di S. Matteo

CON IL PATROCINIO DELL’ AVVOCATA MARIA DI NAZARETH – Angelo Nocent

Risultati della ricerca per Madonna del Patrocinio

CON IL PATROCINIO DELL’ AVVOCATA MARIA DI NAZARETH

CON EL PATROCINO DE LA NAVIDAD MARIA NAZARETH

Solo Dio può sapere quante “Salve Regina…advocata nostra ho cantato e recitato nella mia vita. Ancora oggi a chi soffre d’insonnia, suggerisco il mio metodo per prender sonno; “invece di contare le pecore, recita la Salve Regina! Io ho constatato che funziona…”.

Ma, dopo la preghiera di ieri, rivolta alla Madonna del “PATROCINIO“, oggi, prepotente, quasi ossessiva,  un’interrogazione interiore: patrocinio cosa  significa? Gira e rigira, i dizionari conducono tutti alla medesima conclusione: difesa in giudizio. Praticamente, è il mestiere dell’avvocato. Dunque, Maria è una donna avvocato, “advocata nostra

Beh! Non è che non lo sapessi. Solo che si ricorre all’avvocato quando si è chiamati a difendersi da un’accusa. Allora, una seconda domanda: perché l’antichissima devozione dei Fatebenefratelli a Maria, invocata come Madonna del Patrocinio, ossia Avvocato Difensore? Perché questo titolo?

Per rispondere alla domanda, bisogna intenderci sul significato della parola “avvocato”. Si è propensi a pensare che l’avvocato sia un mago talmente bravo da trasformare l’ingiustizia di un reo in giustizia, il male in bene, la condanna in assoluzione.

Che, se la colpevolezza è innegabile, la bravura del patrocinante è di far leva sugli attenuanti: renderla il meno volontaria possibile, un puro accidente, una triste casualità, un fatto senza piena responsabilità.

Mater boni consilii 2

Ma non è questo il ruolo di Maria. Avvocata nostra per Lei significa “Assistente”, “Guida”, “Consigliera”, “Amica”. Cosi mi spiego la seconda devozione mariana dei Fatebenefratelli: Maria, Madre del Buon Consiglio. I due ruoli si tengono, si fondono.

Pictures616Premesso che Maria ha fatto l’esperienza dal Cenacolo e della Pentecoste (tuono, vento impetuoso, lingue di fuoco) e che proprio lei ha invocato la Pentecoste sugli apostoli, questa “Avvocata” sui generis ricopre almeno 4 uffici importanti:

– Quello della prevenzione. Ella opera affinché mai si cada nella trasgressione, nella disobbedienza, perché prevenire è meglio che curare.

Quello di trasformarci il cuore. Lei, la creatura più somigliante a a Cristo, il suo Gesù, c’introduce nella nuova dimensione che è la Vita secondo lo Spirito fino a condurci al Rinnovamento Carismatico  (Charismatic Renewa, Renovaciòn Carismatica), ossia la presa di coscienza del proprio battesimo, un risveglio interiore che porta in superficie lo Spirito Santo, inoperoso e ignorato in fondo all’anima, fonte inesauribile di energie nove, fresche, potenti, irresistibili, sgorganti dal cuore come fiumi impetuosi che vengono chiamati Doni o Carismi.

Detto per inciso, anche il Carisma dell’Ospitalità origina così. Solo così. Diversamente, è solo uno slogan pubblicitario di dubbia efficacia

– Quello di indicarci la via del pentimento, del dolore dei peccati, la strada della metanoia o conversione, ossia del cambiamento di rotta, di mentalità, una svolta a U.

– Quello dell’intercessione presso Dio e della consolazione: richiesta a Gesù di un supplemento di grazia per un figlio in affanno.

Quello di impetrare il perdono perché siamo si peccatori, ma Gesù è il Misericordioso che non può dire di no alle richieste di sua Madre. Consolazione perché non si cada nell’avvilimento, nella prostrazione, nella depressione.

Aggiornato di recente1480

Maria interviene in presenza del fico sterile; “…lascialo ancora per quest’anno“.  È questa la vera missione di “Avvocata” nella sua intercessione: imitare il vignaiolo della parabola evangelica che chiede al padrone di non tagliare il fico sterile, perora la causa: diamogli ancora una possibilità, ce la farà, bisogna ritentare …

Più Madre nostra dolcissima di cosi!

San Giovanni di Dio - Madonna del Patrocinio

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A conclusione, va precisato che, se ognuno è libero o meno di aderire al Rinnovamento Carismatico, nessuno è libero di accettare o meno i doni che lo Spirito Santo ha riservato a ciascuno. Però non si è liberi di occultarli o di non usarli, perché sono destinati al bene della comunità e all’edificazione del Corpo di Cristo. Pertanto, non è obbligatorio far parte del Rinnovamento quale si presenta oggi ma non si può rinunciare all’eredità della Pentecoste, compresi i Carismi, che non sono un lusso opzionale, ma il primo gradino della vita nuova. E’ bene ricordare che perfino la Chiesa carnale di Corinto, cristiani dai denti da latte e non ancora da cibi solidi, ne era piena. Perciò, sarà bene pensarci seriamente prima di chiudere le orecchie al perdurante richiamo dello Spirito nel nostro tempo.

Chioccia e pulcini 2Festeggiare la Madonna del Patrocinio significa entrare in quest’ottica. Stare sotto la sua protezione non vuol dire mettersi al calduccio sotto il suo manto ma lasciarsi condurre, come fa la chioccia quando educa i pulcini, per evitare di percorrere sentieri che portano nel bosco delle chiacchiere inconcludenti, dove – l’esperienza insegna – ogni volta puntualmente ci si perde.

Famiglia carismatica

CON EL PATROCINO DE LA NAVIDAD MARIA NAZARETH

traduzione  google
Solo Dios puede saber cuántos “Hola Regina … abogaré” Canté y jugué en mi vida. Incluso hoy, para aquellos que sufren de insomnio, sugiero mi método de sueño; “En lugar de contar las ovejas”, dice Salve de Regina. He encontrado que funciona … “.
Pero, después de la oración de ayer, dirigida a la Virgen del “PATROCINIO” hoy, abrumadora, casi obsesiva, una pregunta interna: mecenazgo ¿qué significa? Se da vuelta y cabalga, todos los diccionarios conducen a la misma conclusión: defensa en el tribunal. Prácticamente, es la profesión del abogado. Entonces, Mary es una abogada, “nuestra abogada”

Bien! No es que no lo supiera. Solo el abogado debe defenderse de una acusación. Luego, una segunda pregunta: ¿por qué es la antigua devoción de los Padrinos a María, invocada como Madonna del Patrocinio, es decir, el Consejo de Defensa? ¿Por qué este título?

Para responder a la pregunta, debes entender el significado de la palabra “abogado”. Se inclina a pensar que el abogado es un buen mago para convertir la injusticia de una recompensa en justicia, dañar el bien, la condena en la absolución.

¿Qué pasa si la culpa es innegable, la habilidad del abogado es aprovechar la mitigación: realizar contribuciones voluntarias, que es menos posible, un puro accidente, una triste coincidencia, un hecho ningún tipo de responsabilidad.

Mater boni consilii 2

Pero este no es el papel de María. Nuestro abogado para usted significa “Asistente”, “Guía”, “Consejero”, “Amigo”. Así que permítanme explicarles la segunda devoción mariana del Fatebenefratelli: María, Madre del Buen Consejo. Los dos roles se mantienen, se fusionan.

Pictures616Premesso que María ha experimentado el Cenáculo y Pentecostés (el trueno, el viento soplaba, lenguas de fuego), y que ella misma ha pedido a los apóstoles en Pentecostés, este “abogado” sui generis cubre al menos 4 oficinas principales:

– La prevención. Ella trabaja para que nunca caiga en la transgresión, en la desobediencia, porque prevenirla es mejor que curar.

– Para encender nuestros corazones. Ella criatura aa más como Cristo, su Jesús nos introduce en la nueva dimensión que es la vida en el Espíritu que nos lleve a la Renovación Carismática (Renewa Carismática, RCC), que es la conciencia de su bautismo, despertar interior que trae a la superficie del Espíritu Santo, inactivo e ignorado en las profundidades, nueve fuente inagotable de energía, fresco, potente, irresistible, se eleva desde el corazón como ríos caudalosos que se llaman dones o carismas.

Por cierto, incluso el Carisma of Hospitality se origina así. Solo así. De lo contrario, es solo un eslogan de publicidad dudosa

– Que nos muestre el camino del arrepentimiento, el dolor de los pecados, el camino del metano o la conversión, es decir, el cambio de rumbo, la mentalidad, un punto de inflexión en U.

– El de intercesión con Dios y de consuelo: pedirle a Jesús un complemento de gracia para un hijo en apuros.

– Impulsar el perdón porque somos pecadores, pero Jesús es el Misericordioso que no puede decir no a las peticiones de su madre. Consolación porque no caes en juramentos, postración, depresión.

Recientemente actualizado1480

María interviene en presencia de higos estériles; “… déjalo para este año”. Esta es la verdadera misión de “Abogado” en su intercesión: para imitar el labrador la parábola del Evangelio que pide el maestro de no cortar la higuera estéril, defiende la causa: incluso darle una oportunidad, va a hacer que sea, tiene que intentarlo de nuevo …

Más Nuestra dulce madre me gusta esto!
San Juan de Dios – Virgen del Patrocinio

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Para concluir, se debe señalar que si todos son libres de adherirse a la Renovación Carismática, nadie es libre de aceptar o no los dones que el Espíritu Santo ha reservado para cada uno. Pero no son libres de ocultarlos o no usarlos porque están destinados al bien de la comunidad y a la edificación del Cuerpo de Cristo. Por lo tanto, no es obligatorio para ser parte de la renovación que ahora se presenta, pero no se puede renunciar a la herencia de Pentecostés, incluyendo los carismas, que no son un lujo opcional, pero el primer paso de la nueva vida. Es bueno recordar que incluso la iglesia corintia de Carintia, los cristianos de productos lácteos y aún no alimentos sólidos, estaba lleno de ella. Por lo tanto, será bueno pensarlo seriamente antes de cerrar los oídos ante la persistente apelación del Espíritu en nuestro tiempo.

Chess and Chickens 2Pressing the Madonna of Patronage significa acceder a esta vista. Para estar bajo su protección no significa entrar en calor bajo su manto, pero dejan conducir, al igual que la gallina cuando se educa a los polluelos, para evitar caminos que conducen seguimiento a través de los bosques de la charla concluyentes, donde – por experiencia – cada vez puntualmente allí

SANTA MARIA DEL PATROCINIO . Angelo Nocent

Madre, la Famiglia Ospedaliera ti onora come la Santa Maria del Patrocinio. Designata dal Misericordioso a patrocinare le nostre cause di omissioni, infedeltà, fragilità e peccato, ci affidiamo, fiduciosi, alla tua materna benevola comprensione.

Alla nostra porta avvertiamo ogni giorno i segnali della tua rassicurante presenza. Ma nella polifonia delle voci e dei suoni, ci rendiamo conto di essere talvolta, note stonate, tamburi che rimbombano, chitarre scordate, quando nel lavoro privilegiamo soltanto la professionalità.

L’ospitalità per noi rappresenta il pane quotidiano. Aiutaci a coltivare, con l’aggiornamento scientifico, anche la dimensione contemplativa della vita, misurandoci con la Parola, “lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino”. (Sal 119,105)

Una grazia ti chiediamo: preservaci dalle ambizioni di potere perché possiamo camminare nel segno dell’amicizia e della carità fraternità. Ma se qualcuno di noi, laico o consacrato, ambisce a primeggiare, invitalo a farsi servo di tutti, come ci ha insegnato Gesù, il Maestro.

Donna del silenzio, del sì, dell’accoglienza e della consolazione, insegnaci a praticare l’ospitalità premurosa, che serve, accudisce, nutre ma trova anche il tempo di ascoltare il lamento di chi è nella prova.

Aspiriamo ad essere lievito, sale, luce, nel mondo delle molteplici sofferenze e solitudini. Insegnaci a discernere i segni dei tempi. Moltiplica i consacrati, spina dorsale della nostra Famiglia. Vieni a sostenerci nella fatica, talvolta stressante e deprimente, della carità operosa, congiunta agli impegni domestici.

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L’Eucaristia sacramentum hospitalitatis, rappresenti per noi PANE quotidiano della tenerezza e della forza, VINO della letizia e del sacrificio, PAROLA della sapienza e della promessa, PREGHIERA della lode e del ringraziamento, MISSIONE per la vita del mondo, ABBANDONO incondizionato nelle mani del Padre, per Gesù, Tuo Figlio, nello Spirito che ci vivifica. Amen.

E Tu, Madre, prega con noi il Signore della messe: gli operai sono sempre di meno.

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Da Betania: OSPITALITA’ senza ASCOLTO – Angelo Nocent

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Papa Francesco all’Angelus, dal solito balcone, ha fatto squillare la tromba per scuotere i dormienti del pianeta, a cominciare dai discepoli di Gesù: “L’ospitalità è una virtù oggi trascurata”. Commentando l’ episodio evangelico di Betania e la visita di Gesù a casa di Maria e Marta (Luca 10,38-42), ha richiamato l’attenzione sul modo in cui sono accolte le persone nelle case di ricovero e negli ospizi. Ma anche in famiglia.

L’OSPITALITA’ – ha detto – di cui facilmente ci si riempie la bocca, per potersi dire veramente cristiana, deve essere accompagnata dall’ ASCOLTO

Il Santo Padre ha messo in luce come le due sorelle di Lazzaro “offrono accoglienza al Signore, ma lo fanno in modi diversi”:

  • Maria si pone ai piedi di Gesù e “ascolta la sua parola” (v. 39),

  • mentre Marta è presa dalla preparazione del cibo e della casa per l’ospite e rimprovera la sorella di non aiutarla (v. 40).

Ma

La conclusione amara del Papa: “l’ospitalità è una virtù che “nel mondo di oggi rischia di essere trascurata”, sebbene si moltiplichino le “case di ricovero” e gli “ospizi“.

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BETANIA: casa di accoglienza, ascolto, dialogo – Angelo Nocent

Aggiornato di recente1466 - Copia

Ieri a Messa, una scarica micidiale: VIGILATE ! Poi una riflessione durata tutto il giorno:

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“Aprici, aprici ! “
“In verità vi dico: non vi conosco!”.

Ma come ?! Non è possibile…

Aggiornato di recente1467-001

Oggi, una scarica di adrenalina per far ripartire il motore ingrippato ed un invito del Maestro Interiore a non girarci intorno…Ma a che cosa?

RICCARDO PAMPURI, il santo frate medico, discepolo di GIOVANNI DI DIO, il santo della carità operosa a tutto tondo, sull’aria di crisi che tira oggi, parla a religiosi e laici per venire a dirci di non barare con le chiachere, pena il rischio di girare a vuoto.
Nella problematica ardua e aggrovigliata che si va agitando, in mezzo a tensioni vere e fasulle, urti e resistenze, problemi veri e fittizi, essi ci ricordano che, ad essere sinceri, esiste un solo problema reale, urgente, fondamentale nella vita religiosa di oggi e di tutti i tempi, essere frati, essere suore, ossia dei consacrati DOC. La crisi dei primi si ripercuote sui laici che già ne hanno abbastanza delle loro preoccupazioni e incongruenze.

Lo dico  a me steso: quell’embrionale timido tentativo di fraternizzare a distanza, senza strutture, senza mezzi, che può rappresentare la Compagnia dei Globuli Rossi, potrà diventare corpo, organismo, irrobustirsi, solo nella misura in cui saprà entrare nell’otica di Betania. Casa Betania è un’icona: il sogno di una casa non di perfetti ma luogo, dimora di persone predisposte ad un impegno di ACCOGLIENZA-ASCOLTO-DIALOGO, trinomio inscindibile affinché non crolli la casa. Un costruire sulla roccia (Mt 7, 21-29). Lì le persone che che la compongono hanno un nome: Marta, Mara, Lazzaro, che sono fratelli,  ed un caro amico di famiglia che fraternizza con loro: Gesù di Nazareth.

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Tutti  si vogliono bene, nonostante i caratteri diversi. Ma per comprendere la Betania di cui parla l’evangelista Luca, c’è bisogno del Vangelo di Giovanni il quale immediatamente ci consente di scoprire che quella realtà non è solo un luogo abitato ma la CASA DELL’ AMICIZIA e della squisita umanità di Gesù che la frequenta, la influenza, la educa. Una casa dove non c’è posto solo per la convivialità ma anche per la commozione, il pianto, l’ospitalità, l’accoglienza, il confronto, il dialogo. Ed è proprio l’ che si verifica il MIRACOLO dell’ospitalità: UN PENSARE NUOVO. Da casa dell’afflizione – Betania etimologicamente significa proprio questo – diventa il simbolo dell’ amicizia:

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GIOVANNI 11, 3 : vi leggiamo che le sorelle mandano a dire a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato“.  In questo capitolo la parola amicizia è ricorrente.

  • GIOVANNI 11,5: “Gesù amava Marta e sua sorella e a Lazzaro“.
  • GIOVANNI 11,11: “Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a                                      svegliarlo”. Gesù aveva parlato della morte di lui,; essi                                             invece pensarono  che parlasse del riposo del sonno.
  • GIOVANNI 11, 14: “Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto”.
  • GIOVANNI 11, 33: “Gesù…si commosse profondamente“.
  • GIOVANNI 11, 35: “Gesù scoppiò in pianto”. 
  • GIOVANNI 11, 38: “Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si                                    recò al sepolcro”.

Come si vede, in queste espressioni Gesù, vero Dio, ma anche vero uomo, sa commuoversi, piangere, vivere una profonda amicizia.

GIOVANNI 12, 1-2: Un altro segno di singolare amicizia e convivialità:Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali“.

E’ in questa circostanza che Maria compie il gesto di ungerlo con olio profumato. E’ un gesto di accoglienza, di ospitalità, prefigurativo di un altro rito attorno al corpo di Gesù.

La CENA nella Bibbia indica amicizia. Il banchetto, il sedersi a mensa stanno a significare una profonda comunione: GESU’ E’ AMICO. Ma ecco un nuovo miracolo dell’ospitalità: il banchetto come segno di un’altra MENSA, che diventerà l’esempio più sublime della comunione tra Dio e l’umanità: il banchetto dell’ EUCARISTIA.

Ospitalità

LA FAMIGLIA OSPEDALIERA è chiamata a FONDERE DUE RICCHEZZE IDEALI:

  • la vita religiosa dei consacrati,
  • la vita familiare dei laici,
  • in come BATTESIMO E CRESIMA.

Nessuna commistione è richiesta ma la reciproca edificazione della COMUNIONE. Nella misura in cui l’affanno  dell’azione e l’assillo delle cose hanno il sopravvento, difficile sarà sollevare lo sguardo e posarlo sul Signore Gesù. Quando il Maestro parla, la fraternità deve fermarsi e restare ai Suoi piedi come Maria. Questo sostare per guardarlo in faccia le persone , migliorerà i rapporti vicendevoli e con le persone assistite, il dialogo sarà facilitato, la comprensione  più facile.

Se il Signore è presenza liberante, verrà meno il rischio di scambiare le cose urgenti con le cose importanti. In Lui si riscoprirà il segreto dell’amore che ha reso possibile l’impossibile fin dalle origini, rende facile il difficile, come è già successo tantissime volte nei secoli, rende grandi le cose piccole. E l’esempio che ci viene da Giovanni di Dio e suoi primi discepoli a Riccardo Pampuri e tutti i testimoni dell’ultimo secolo fino ad oggi,

Nell’amore vicendevole, la gioia del Vangelo (Evangelii gaudium), la gioia di ascoltare Gesù e di pregarlo, nella certezza di aver scelto “la parte migliore” che non ci verrà tolta (Lc10, 38-42).

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Nel piccolo museo di Trivolzio dedicato ai ricordi del Pampuri, cè, fra laltro, una bara, l’ultima che ha contenuto le sue spoglie, prima di essere traslato nell’urna esposta alla devozione dei fedeli, dopo la proclamazione papale di autentica santità.

Vorrei invitare a fare un immaginario percorso inverso, seguendo un filo invisibile di collegamento che arriva a quella culla che ora non c’è più ma che esistita ed ha ospitato Nanin, l’Emilio, il Migliotto,  quel batuffolo che si e dibattuto ed ha strillato in quel contenitore, come tutti gli altri bambini. Tra la culla e la cassa c’è un sottile filo di collegamento, lungo 33 anni, invisibile ma robusto, mai lacerato. E appesi a quel filo migliaia di giorni, uguali, grigi, monotoni, talvolta assai dolorosi, quasi sempre senza smalto esteriore, vissuti nella sperduta campagna pavese e finiti in un convento-ospedale di Brescia.
ll filo che evoco  rappresenta, almeno per me, un cocente rimorso. Mi ricorda crudamente,  come il filo della mia esistenza risulti strappato da troppi rifiuti, interrotto da tante incongruenze, staccato da infinite lentezze, tagliuzzato da tante defezioni, sbrindellato da innumerevoli piccoli tradimenti, ingarbugliato da meschinità. Quel filo, che si chiama FEDELTA’ è un prodotto piuttosto raro sul mercato odierno. 

Fortunatamete, per grazia, solo per grazia, succede anche questo: che “Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rm 5i,20). Così, chi non dovrebbe fiatare, può  permettersi perfino di scriverlo e gridarlo a gran voce: a  lode e gloria del santo e benedetto suo Nome.

E’, se mai a qualcuno venisse in mente di provare a coltivare il “sogno” che è di alcuni di noi, sappia che il punto di riferimento per non soccombere, è Casa Betania. Lì si impara  a proteggere quel filo invisibile che va dalla culla alla tomba.

2010-02-08 0011

Comunque, la cosa consolante è questa:

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